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Timeless banjo | Minstrel banjo

old time banjo

Red Series old style Banjo

I nostri set Red Series introducono per la prima volta in assoluto nel mondo delle corde realizzate secondo un principio rivoluzionario mai adottato prima: invece di cambiare i diametri delle corde che compongono il set si va a modificare il loro peso specifico, riducendo così al minimo le variazioni di diametro tra corda e corda.

Come è noto, per raggiungere le frequenze più gravi occorre incrementare il diametro della corda. Ma con l’aumento del diametro si ha anche un nocivo incremento del suo smorzamento interno: la corda si presenta perciò meno brillante e pronta al tocco, in altre parole con sonorità più ‘ovattata’.  Con il nostro rivoluzionario principio invece di agire sul diametro agiamo sul peso specifico della corda incrementandolo progressivamente.

I risultato è stupefacente: lo strumento non solo suona incredibilmente brillante, potente e pronto nel suo intero range anche sovracuto ma è anche maggiormente intonato sui tasti (è noto che le corde più grosse premute sui tasti crescono maggiormente di frequenza) . Sino ad oggi questo risultato era raggiungibile solamente con l’Arpa, dove la lunghezza vibrante delle corde è continuamente variata al fine di mantenere elevato il rendimento acustico delle corde più grosse.

I set Red Series sono particolarmente  indicati per gli amanti delle sonorità brillanti, pronte, simili alle corde di acciaio.

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Nylgut® Banjo e Minstrel Banjo

Fino alla metà del XX° secolo le corde del Banjo ‘old style’ furono realizzate in budello, materiale di impiego millenario caratterizzato da una buona prontezza d’attacco unita ad una resa timbrica particolarmente calda: sostanzialmente differente quindi da quella del Nylon. La timbrica del budello costituì da sempre un punto di riferimento costante per liutai, i compositori e gli esecutori fino al recente passato. La messa a punto di un nuovo prodotto sintetico -sia come monofilamento che multifilamento per i bassi- che presentasse le stesse caratteristiche acustiche del budello -ma non i tipici difetti- quali l’alto costo, la scarsa durata e l’elevata instabilità ai cambi climatici è sempre stato quindi un punto fondamentale del nostro lavoro di ricerca. Nylgut® ne rappresenta finalmente il punto di arrivo permettendo la riscoperta delle sonorità che furono familiari ai grandi maestri del XIX° e XX° secolo, oltre a presentare un’eccellente stabilità di intonazione, superiore a quella delle migliori corde di Nylon.

Attenzione

Analogamente al budello, il Nylgut® è un materiale sensibile al taglio. Prima di montare le corde assicurarsi che i solchi al capotasto e al ponticello siano poco profondi, perfettamente levigati e privi di angoli taglienti. In caso contrario utilizzare della tela smeriglio di grana 600 o della lana d’acciaio a grana fine.

Nota bene

Le quarte corde delle mute 1B e 2B per Old Style Banjo non sono di tipo rivestito.  Esse sono invece costituite da una bio plastica di recente scoperta – da noi denominata Sugar – caricata con polveri metalliche.  Grazie a questa  tecnologia si sono ottenute corde non filate con sonorità molto brillante, stabili, lisce e non soggette all’ossidazione tipica delle corde rivestite.

 

Per scoprire i nosti set New Nylgut per Banjo e Minstrel Banjo  clicca qui:

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Lo sapevi che le sei corde della chitarra non possiedono tutte la stessa tensione?

Lo sapevi che le sei corde della chitarra non possiedono tutte la stessa tensione?

Contrariamente a quanto possa sembrare le montature per chitarra classica  non seguono affatto un eguale profilo di tensione tra le corde.

Metodo di valutazione della ‘tensione’ delle corde  da parte del musicista:

Il metodo più comune di valutazione del grado di tensione delle corde di una chitarra è quello di premerle con le dita della mano destra vicino al ponte:  una montatura viene giudicata  ben fatta quando tutte le corde oppongono la stessa forza di contrasto al dito premente.  In altre parole manifestano la stessa sensazione di ‘durezza’ o ‘tensione’. Verrebbe pertanto da concludere che sono state  effettivamente tutte calcolate con la stessa tensione di lavoro.

Ma questo tipo di valutazione è in realtà una ‘sensazione tattile’ della tensione, non la tensione in Kg o libbre  propriamente detta, misurabile solo con strumenti adatti.

Per una legge della Fisica,  due corde che producono la stessa quantità di spostamento laterale a parità di peso agente e di punto dove si esercita l’applicazione della forza  (che è in pratica il dito che preme)  hanno effettivamente anche la stessa tensione in Kg.  Ma questa egualità della tensione non corrisponde però quella che viene impostata nel calcolo necessario per determinare i diametri di corda per il semplice motivo che le corde che vengono premute sono già in stato di trazione avvenuta mentre i diametri calcolati con l’apposita formula si riferiscono a quelli delle corde ‘in busta’; cioè non in trazione. E qui le cose sono molto differenti.

Vediamo perchè

La natura fisica delle corde

In stato di trazione le corde subiscono un certo allungamento che si ritrova sottoforma di sipre intorno al rullo delle chiavette:  questo comporta  di conseguenza anche una  certa riduzione del diametro. Ma se il diametro si riduce anche la tensione di lavoro  calcolata rispetto al diametro di partenza.

La quantità di allungamento non è la stessa per tutte le corde; essa risulta  massima  per il cantino, un po’ meno per la seconda corda e molto meno per la terza:  è noto infatti a tutti che i giri di meccanica da fornire al cantino sono molto più numerosi di quelli necessari alla terza corda. Di conseguenza una montatura che fosse stata calcolata in eguale tensione una volta posta in stato di intonazione diventerebbe completamente sbilanciata: massima riduzione di diametro per la prima e via via meno fino all atreza corda.

Questo fatto è inevitabile: Una chitarra infatti non solo monta corde di natura fisica eterogenea (le prime tre sono in monofilamento sintetico; i bassi invece sono composti da due materiali tra loro accoppiati come bava sintetica e filo metallico di ricopertura)  ma anche di diametro diverso ed occupanti nello  strumento una posizione specifica che viene definita dai tecnici  ‘Indice di Lavoro’ (che è il prodotto tra la frequenza della corda per  la lunghezza vibrante dello strumento).

Tutto questo fa sì che il raggiungimento di una omogenea tensione tattile tra le corde sia  nella  realtà un fatto complesso rispetto al semplice calcolo teorico dove il parametro tensione viene posto  come costante.

Conclusioni

La scalarità della tensione è quindi  un processo di compensazione  studiata con cura dal cordaio al fine di neutralizzare, corda per corda, i differenti gradienti di riduzione di diametro causati dall’allungamento in stato di  trazione: una volta poste in stato stabile di intonazione ciascuna di esse si ridurrà percentualmente del suo valore sino ad assumere  una tensione di lavoro eguale alle altre.

Si realizzerà pertanto la condizione in cui, premute con un dito, esse manifesteranno  la stessa flessione. In termini pratici se il cantino cala sperimentalmente del 2% allora nel calcolo di partenza il diametro andrà  maggiorato del 2% e così via con tutte le altre corde.

Ma nella realtà pratica la pendenza del profilo di tensione deve essere reso ancora più accentuato: lo scopo di questa esasperazione della scalarità della tensione di lavoro  è finalizzata a  contrastare con maggior efficacia  la crescita di frequenza delle  corde  di maggior diametro (seconda  ed in particolare la terza)  sui tasti acuti e sopracuti.  Con le montature di budello del passato una ulteriore accentuazione della scalarità della tensione  rispetto a quella necessaria a compensare la perdita di diametro non si rendeva necessaria poiché  le corde di più grossa sezione venivano automaticamente realizzate con maggior torsione (sono quindi più elastiche) mentre i monofilamenti  di materia plastica  presentano tutti il medesimo coefficiente di allungamento specifico.

Il provvedimento  – con le corde sintetiche- non si è rivelato però del tutto sufficiente;  si rende infatti spesso  ancora necessario una serie di interventi di tipo compensatorio  all’osso del ponticello di cui il più comune l’inclinazione dello stesso.


Oasi Vegre

«L’oasi di Vegre sia pubblica»
Nasce un movimento che chiede l’acquisizione dell’area verde Comune e Regione ci stanno ma il privato vuole due milioni

Un sogno chiamato oasi di Vegre. E per farlo diventare realtà è nato un gruppo organizzato di persone amanti dell’ambiente e desiderose di fare qualcosa di utile per il territorio. Nasce così il “Coordinamento amici oasi di via Vegre”, fondato nelle scorse settimane dal calidonense Mimmo Peruffo. Un movimento nuovo e innovativo che, per la prima volta, riunisce sotto un’unica bandiera tutte le persone che, in vari modi, negli ultimi anni hanno sostenuto la creazione dell’oasi di via Vegre. L’obiettivo comune è dunque, come si legge nella lettera inviata all’amministrazione, “far si che una porzione del bacino di laminazione sia destinata ufficialmente ad oasi”.
Ma per fare questo è fondamentale che l’appezzamento diventi pubblico, in quanto ora è di proprietà privata.
Da anni si discute dell’opportunità di far diventare un’oasi a tutti gli effetti la piccola area paludosa dove, per buona parte dell’anno, nidificano decine di specie di volatili, che si servono della zona umida per sostare durante le rotte migratorie. (…)

Giulia Armeni

Articolo originale:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Provincia/666782_loasi_di_vegre_sia_pubblica/

https://www.facebook.com/pages/Coordinamento-Amici-Oasi-di-via-Vegre-Caldogno/422400561192194

http://www.youtube.com/channel/UCDZjufx8kjTRqnicjOXzxjQ

http://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/grande-vicenza/pago-io-il-terreno-per-l-oasi-vegre-1.5294432


Drinkable water everywhere

Acqua potabile ovunque

Homemade production of Bleach disinfectant using basic materials that can be found easily anywhere

Project website > http://www.pqs.org/

References on the site of the Associazione Fraternità Missionaria ONLUS:
http://www.framiss.it/2009/01/dispositivo-per-produrre-ipoclorito-di-sodio-varechina/
http://www.framiss.it/2009/03/conferenza-stampa-etra-collaborazione-per-la-costruzione-di-potabilizzatori/

Anche in Paraguay acqua potabile con il nostro dispositivo per la produzione di varechina

Siamo appena rientrati in Asuncion da Toro Pampa dove abbiamo svolto la nostra attività di volontariato… Ho presentato lo strumento per la produzione di varechina ai professori, alunni e responsabili sanitari della zona, in una riunione congiunta alla presenza del responsabile sanitario Dipartimentale. L’apparato è stato installato presso l’abitazione della Direttrice della Scuola Superiore per rendere potabile l’acqua che i ragazzi bevono durante le lezioni. E’ stato un successo imprevedibile e una opportunità di autogestione per le innumerevoli necessità della scuola.

Pierantonio Zambotto -Toro Pampa (Paraguay)
http://www.framiss.it/2009/01/dispositivo-per-produrre-ipoclorito-di-sodio-varechina/

Fonte: link


Budello bovino: particolarità

La maggior parte delle corderie professionali di oggi utilizzano budello di provenienza Bovina invece che Ovina. Dal punto di vista storico le prime menzioni circa l’uso di questo materiale risalgono già alla metà del XVIII secolo ma non si sa se veniva utilizzato anche per scopi musicali.
La produzione delle strisce (Serosa) è di tipo industriale e si realizza mediante apposite macchine che tagliano l’intestino in strisce dette Slitting machine.

Vedi anche questo video:

In pratica, la porzione di intestino detto ‘Runner’, che lungo fino a 40 -45mt e del diametro di 45-50 mm viene tagliato dal lato libero da grasso in due o tre strisce longitudinali mentre il rimanente, pari a cica ¾ del materiale, costituisce lo scarto (utilizzato poi per altri scopi).

Nel budello Ovino invece si utilizza l’intera porzione di intestino sia tagliato a metà che intero.

Le strisce ottenute da questo taglio (dette in gergo tecnico beef Serosa) sono in realtà un sandwich di due membrane: quella da utilizzare (detta layer L1, le cui robuste fibre sono disposte longitudinalmente) e il layer detto L2 (le cui fibre sono invece disposte trasversalmente ed è debole).

Si rende pertanto necessaria la separazione del layer L1 da quello L2; operazione che può essere eseguita sia manualmente che mediante un apposito macchinario:

La presenza più o meno abbondante di layer L2 post separazione è la causa principale di rottura delle corde e non è possibile poterlo prevedere osservando ad esempio le corde

Le strisce di serosa del solo layer L1 sono prodotte con larghezze decise da standard internazionali ad uso fili da sutura e corde da tennis come ad esempio 19, 16,14, 8 mm e di lunghezza adatta ai telai adatti alla produzione industriale di fili chirurgici e corde da tennis /6,0 fino a 12 metri)

Le strisce di serosa vengono poi a costiture la cosiddetta ‘mazza, composta da 100 fili, poi salata per la conservazione e il trasporto:

L’impiego della serosa di bue permette questi interessanti risultati:

  • Alta produttività, velocità di lavorazione e bassi costi finali
  • Alta riproducibilità tra le varie partite di corde realizzate
  • Elevata resistenza alla trazione.

 

Tutto questo si traduce nel fatto di poter servire un vasto bacino di utenza a prezzi contenuti e qualità standard,  tutti aspetti questi in buona parte non accessibili budello di provenienza ovina. Se le corderie cessassero di realizzare corde in budello bovino ci si dovrebbe aspettare un forte rialzo dei prezzi e l’impossibilità di poter coprire tute le richieste del mercato. Ricordiamo infatti che mentre nel passato le corderie grandi e piccole erano alcune centinaia, ai giorni nostri  quelle professionali (la cui produzione cioè sia di almeno di mille corde a settimana) si contano sul palmo di una mano.

 

E per quanto riguarda la loro sonorità?

Molto si è discusso sulla presunta superiorità acustica del budello Ovino (parliamo qui di quello tagliato in strisce, non quello intero che è effettivamente superiore a tutto) ma queste motivazioni sono però prive di rigore scientifico.

 

Ecco i fatti: la  qualità sonora di una corda dipende unicamente dal peso specifico del materiale e dal suo modulo elastico. Il peso specifico tra le due tipologie di budello (ovino e bovino)  è il medesimo (si tratta alla fine sempre di proteine di collagene); per quanto riguarda l’elasticità essa è invece unicamente legata a come viene realizzata la corda (il grado di torsione è uno dei parametri meccanici) ma soprattutto che processi chimici sono stati utilizzati; che sono il vero segreto di quest’arte e  custoditi gelosamente dalle corderie professionali.

Così è possibile ottenere ottime corde di manzo, pessime corde di agnello e viceversa.

Le nostre corde di manzo sono realizzate mediante un sapiente mix tra le tecniche moderne  (laddove serve riproducibilità, stabilità del prodotto e forte produttività) e quelle antiche (laddove invece si tratta di raggiungere la migliore resa acustica e durata nel tempo del prodotto).


Corde Sugar per Ukulele

Corde Sugar

Le corde per Ukulele chiamate Sugar sono realizzate utilizzando una bio-plastica di recente scoperta italiana derivata dalla canna da zucchero. 

La sonorità di queste corde risulta essere decisamente brillante, pulita e netta al tocco. A differenza delle corde in Fluorocarbonio, le corde possiedono un eccellente vibrato ed una notevole variazione timbrica, qualora suonate nei pressi del ponticello e poi verso la buca. In altre parole esse contengono nel loro estremo la dolcezza e cantabilità del budello e la chiarezza e prontezza tipiche del Fluorocarbonio. Un’altra importante proprietà è il caratteristico sustain, che da misurazioni scientifiche è risultato superiore ad ogni tipologia di corda attualmente disponibile nel mercato. Un’altra caratteristica misurata è la potenza di emissione: i nostri test scientifici hanno dimostrato che essa è superiore a quella delle corde in Fluorocarbonio. Nonostante la superficie sia estremamente liscia il grip sulle dita risulta notevole.

Attenzione: al primo utilizzo le corde possono fischiare leggermente se strofinate con la mano destra, soprattutto se si ha la pelle secca o ruvida: questo rumore scompare nel tempo, ma eventualmente potete usare una semplice crema per le mani per idratare la pelle e le corde.

Speriamo che vi divertiate suonando le nostre corde!

Review

Song  and Playalong

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Chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini

Scheda Chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini, conservata presso il civico Museo del Risorgimento di Genova

Dati tecnici:

Autore: Gennaro Fabricatore, Napoli

Strumento : chitarra

Dimensioni: cm 93 x29x10

Data: 1821, Napoli, strada San Giacomo 42

Proprietario: Comune di Genova, Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Luogo di Conservazione e esposizione: Museo del Risorgimento, Via Lomellini 11, 16124 Genova

Note: La chitarra fu donata al Museo del Risorgimento di Genova nel 1933 da Josephine Shaen, figlia di William Shaen, amico e biografo di Giuseppe Mazzini, affinché fosse conservata nel Museo del Risorgimento.

Note

La chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini fu realizzata dal liutaio Gennaro Fabricatore di Napoli nel 1821 e utilizzata dall’“Apostolo” nei lunghi anni trascorsi a Londra. Nel 1933 fu donata da Josephine Shaen – figlia di William, amico inglese di Mazzini – al Comune di Genova affinché fosse conservata ed esposta nell’erigendo Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento.

Lo strumento è in buono stato di conservazione e viene suonato periodicamente nell’ambito di manifestazioni di particolare interesse storico e artistico, e ad opera di artisti di rilievo nazionale e internazionale.

Con Determinazione dirigenziale 2016-138.7.0.-57 del Comune di Genova-Direzione Cultura – Settore Musei e Biblioteche è stato rinnovato l’incarico biennale conferito al Maestro Scanu, per esecuzioni musicali periodiche, funzionali alla valorizzazione dello storico strumento appartenuto a Giuseppe Mazzini.

Altre risorse su questo progetto:


Croma

Croma è un oggetto di design che sa coniugare la sapienza della liuteria, la cura dell’artigianalità e le possibilità della tecnologia, giocando con l’associazione suono/colore. La componente materica del legno, elemento vivo in continua trasformazione, si unisce al suono armonico dell’arpa per dare vita ad un’esperienza di luce come mezzo di espressione degli stati d’animo.

Croma è l’espressione di un nuovo artigianato Made in Italy, che attraverso la creatività ha saputo armonizzare la poesia del design quotidiano con una componente tecnologica d’innovazione.

Croma è un oggetto da vivere, toccare, suonare, ascoltare e guardare: possiede la capacità di creare atmosfere diverse mentre caratterizza l’ambiente e riflette lo stato emotivo di chi, toccando le corde, produce suoni e colori in una manifestazione del tutto personale.

Alla base dell’idea di Croma c’è lo sviluppo di una tecnologia che tramuta il suono in colore, che ha poi creato una forte sinergia tra un artigiano specializzato, in grado di realizzare uno strumento al di fuori degli standard tradizionali, un team di ingegneri con la passione per il suono, due designer per la definizione dell’estetica e -infine- un’attenta selezione di materiali: legni, corde e sistema d’illuminazione.

www.cromalamp.com


Scopri le sonorità dei nostri set per chitarra classica

La nostra rotta è la scoperta di nuovi suoni

Sei curioso di sentire con le tue orecchie qual è la differenza tra i nostri set per chitarra classica?

In questa pagina puoi  ascoltare lo stesso brano eseguito dallo stesso chitarrista usando tutti i nostri set.

Autore: Sylvius Leopold Weiss 1687-1750
Brano: Ouverture (estratto)
Musicista: Alberto Rassu
Chitarra: F.lli Lodi (Tavola abete, fondo e fasce cipresso)

Le registrazioni sono state realizzate con Zoom h2n senza editing o post produzioni.

Caratteristiche sonore

I set che troverai qui sono ordinati in ordine di brillantezza acustica decrescente.

SUGAR PER CHITARRA

Suono brillante oltre quello del Fluorocarbonio ma allo stesso tempo molto modulabile nel vibrato, grande variazione timbrica a seconda della posizione della mano destra, sustain superiore a qualunque varietà di corda presente nel commercio

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

RUBINO

Suono più brillante e tagliente in assoluto superiore a quella del Florocarbonio, prontezza di attacco netta e tagliente, buona modulabilità timbrica

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

ALCHEMIA

Suono brillante come il Fluorocarbonio ma allo stesso tempo modulabile nel vibrato, grande variazione timbrica a seconda della posizione della mano destra, sorprendente sustain ma non al livello della nostra muta Sugar

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

ZAFFIRO

Sonorità mediamente brillante e allo stesso tempo piena, discreta cantabilità

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

ALABASTRO

Elevata cantabilità simile a quella del budello, brillantezza superiore al nylon ma inferiore a quella del Fluorocarbonio, ottimo attacco

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

AMBRA 2000

Il massimo grado di cantabilità ed espressività al vibrato, ottimo attacco brillante ma non eccessive, bassi corposi e rotondi

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

CRISTALLO

Sonorità sufficientemente brillante superiore a quella media del nylon suono pronto ed espressivo, ottimo vibrato

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

PERLA

Sonorità calda e pastosa, rotonda e piena, buona espressività e dolcezza di suono ideali per farsi sentire in mezzo alla sala da concerto

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità


Come lavoriamo

I contenuti che troverete in queste pagine dedicate alle corde per la Musica Antica  sono  per la maggior parte frutto della nostra personale attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione secondo i seguenti criteri:

1) nell’andare personalmente sul posto (privati, musei, istituti etc) a rilevare le misure di spezzoni di corda (e possibilmente nel prelevare dei campioni) per poi elaborarne i dati al fine di realizzare una relazione tecnica/database sia per uso proprio che per l’ente/privato  dove sono stati fatti i rilievi.

2) nella ricerca di documentazione cartacea inedita in biblioteche, istituti, privati e archivi di stato

3) Nella ricerca di nuove evidenze iconografiche e nella valutazione di quelle già note

3) Nell’elaborare secondo dei criteri tecnici la documentazione storica/tecnica/iconografica acquisita riguardante l’attività cordaia del passato

4) Nel realizzare nel pratico quanto scoperto ed elaborato della tecnologia cordaia del passato

5) Nell’intervistare gli ultimi cordai sopravvisuti e/o visitare i luoghi dove esistevano importanti corderie compiendo un’indagine esaustiva con relative interviste ed acquisizione di documentazione/attrezzi etc etc.

5) Nel fare attività divulgativa di quanto trovato/ elaborato/sperimentato/ipotizzato tramite libri, articoli, conferenze, FB e video conferenze e lezioni scolastiche.

6) Nell’eseguire prove ed esperimenti pratici di verifica di quanto affermato nella trattatistica del passato

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Qui nella galleria di immagini potrete vedere alcuni aspetti della nostra attività (visite nei musei e relative schede di spezzoni di corda; documenti cartacei ritrovati, interviste video e audio agli ultimi cordai italiani, consulenze tecniche etc.