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Perché non possiamo calcolare la montatura della tua Arpa?

Introduzione

Capita ogni tanto che qualche arpista ci chieda di calcolargli una intera montatura per la sua nuova arpa: a questa richiesta rispondiamo che non è possibile farlo senza avere lo strumento tra le mani e, meglio ancora, in presenza dello stesso musicista.

Perché?

L’arpa è uno strumento molto particolare: non solo è provvisto di molte corde ma è anche con ‘rendimento acustico autocompensato’

Cosa significa ‘rendimento acustico autocompensato’?

Significa che a mano a mano che si procede verso le frequenze più gravi (dove si assiste ad un aumento del diametro delle corde; come è normale che accada) si ha anche un concomitante e progressivo incremento della lunghezza vibrante la quale agisce appunto da elemento compensatorio, di contrasto all’aumento dell’inarmonicità che le corde via via più grosse manifestano. Vale a dire che all’aumentare del diametro, le corde diventano via via più afone, meno acusticamente efficienti.

Ma ecco che con il concomitante aumento della lunghezza vibrante che i diametri risultano essere inferiori rispetto a quello che sarebbe stato se la lunghezza vibrante fosse lasciata fissa come invece accade con gli strumenti a pizzico e ad arco (tranne pochissime eccezioni come la chitarra Lira e la Tiorba). Diametro e lunghezza vibrante sono infatti inversamente proporzionali. Più la corda si rende sottile -a parità di nota e tensione in Kg- e meglio essa risponde acusticamente.

Ma a quale valore di tensione andranno calcolate tutte queste corde?

Già negli strumenti a pizzico e ad arco -pur con una lunghezza vibrante fissa- calcolare il giusto di valore di tensione ‘a tavolino’ risulta problematico se non ‘impossibile’.

Esso è infatti un dato meramente soggettivo, assimilabile ad esempio a quanti cucchiaini di zucchero uno desidera nel suo cappuccino: non è possibile prevederlo a priori, soprattutto poi se che ha ordinato il cappuccino non è presente nel locale ma in qualche altra sede e desidera si effettuata là la consegna del prodotto. Non si è in grado di poter prevedere se al cliente (non presente nel locale) piaceranno uno, due o più cucchiaini di zucchero.

Alcuni infatti prediligono tensioni di lavoro genericamente leggere (un cucchiaino di zucchero nel cappuccino…); altri medie (due cucchiaini…) e altri ancora tensioni più forti (vale a dire tre o più cucchiaini nel cappuccino).

Se tutto questo è già complicato su strumenti dove le corde sono sottese tutte alla stessa lunghezza vibrante  -dove alla fine si suggerisce di montare inizialmente una muta  cosiddetta a  ‘media’ tensione e poi fare le prove su questa tendendo o calando di mezzo tono e  verificare il risultato-  lasciamo immaginare cosa può capitare se la lunghezza vibrante invece è costantemente mutevole come è il caso dell’Arpa: al fine di ottenere un medesimo feel tattile da parte delle corde non esisterà pertanto  un unico valore di tensione in Kg ma diversi valori di tensione a seconda della lunghezza vibrante delle varie corde.

Un’arpa da 38 corde avrà dunque 38 differenti valori (in Kg).

Ci si potrebbe domandare perché all’aumentare della lunghezza vibrante la tensione dovrebbe aumentare (con lo stesso valore di tensione tra tutte le corde, mediante una formula matematica, potremmo infatti calcolare agevolmente  tutti i diametri).

Bisogna però qui considerare che in realtà quando un musicista preme le corde egli sta valutando la sensazione tattile  di tensione, non la tensione in Kg propriamente detta (la quale si può misurare solo attraverso un calcolo o  uno strumento di misura) e la sensazione tattile di tensione dipende da quanto lunga è la corda: a parità di Kg, una corda più lunga sarà più molle al tatto che la preme rispetto ad una più corta.

Una montatura calcolata tutta con lo stesso valore in Kg presenterebbe di conseguenza delle corde via via sempre più molli a mano a mano che ci si sposta verso il grave.

Il criterio guida valido per tutti gli strumenti musicali siano essi a pizzico o ad arco è che una volta raggiunto con una corda quel valore di tensione giudicato soggettivamente ‘giusto’ (vale a dire il giusto numero di cucchiaini di zucchero nel cappuccino) quella medesima sensazione tattile di tensione debba poi ritrovarsi eguale anche tra tutte le corde della montatura (principio dell’equal feel tattile). .

Bene, nel caso dell’Arpa l’eguaglianza di feel tattile tra corde di diverso diametro e lunghezza vibrante comporta appunto che le tensioni in Kg siano crescenti a mano a mano che la lunghezza vibrante aumenta.

Ad esempio se per ipotesi una ‘giusta’ sensazione tattile di tensione di una corda acuta di 20 cm di lunghezza vibrante corrisponde, da calcolo, a 2,0 Kg; la medesima sensazione tattile di rigidità di una corda più grossa -ma alla lunghezza vibrante di 130 centimetri- potrebbe corrispondere  invece ad una tensione di 8-10 Kg.

Se  la curva del profilo delle varie lunghezze vibranti fosse simile a quella parabolica tipica di un clavicembalo (e magari anche uguale per tutte le arpe) si potrebbe ricavare una formula che determini i Kg da fornire ad ogni corda per tutte queste varie lunghezze vibranti; sempre al fine di mantenere costante lo stesso feel tattile tra tutte.

Esempio di profilo delle lunghezze vibranti di un clavicembalo
Esempio di profilo delle lunghezze vibranti di un clavicembalo

 

Ma nel pratico questa situazione non esiste: il ‘collo’ o parte superiore di un Arpa assume infatti forme ad ‘esse’ molto diverse tra strumento e strumento; alcune curve superiori (il Modiglione) hanno una sorta di ‘esse’ molto pronunciata, altre molto meno: vi è infatti in gioco qui anche/soprattutto la componente estetica dello strumento (altrimenti il profilo delle lunghezze vibranti più adatto sarebbe appunto quello in uso nel clavicembalo il quale, sotto certi aspetti, non è altro che un’arpa orizzontale dotata di tasti).

Anche l’inclinazione dalla cassa di risonanza non è standardizzata e tale inclinazione influisce sulla ‘ripidità’ di aumento della lunghezza vibrante passando da corda a corda.

“Wartburg harp” – fonte https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Wartburg-Harfe.JPG

Pedal Harp
“Pedal Harp” – fonte metmuseum.org

In conclusione, siamo dunque in presenza di una variabilità estrema che rende impossibile il fatto di poter calcolare ‘a distanza’ una qualsiasi montatura per arpa.

 

Per approfondimenti sul feel tattile/tensione di lavoro in Kg:

Eguale tensione in Kg/ eguale sensazione tattile di tensione: alcuni utili chiarimenti

 

Quali soluzioni?

Prima di entrare nella tematica delle soluzioni proposte è bene verificare (basta una volta soltanto) il prodotto FL delle corde dell’ottava più acuta della propria arpa: si utilizza soltanto questa perché con le ottave via via seguenti il prodotto FL si riduce progressivamente fino a valori anche inferiori a 70.

Interessante notare il fatto che a valori FL inferiori a 100 si comincino ad introdurre tipologie di corda con prestazioni acustiche migliori (rivestite su anima di seta, budello appesantito, corde in budello realizzate come una gomena, materiali sintetici caricati con metalli, materiali sintetici dotati di alto peso specifico etc).

La domanda: ‘ma quando è che giunge il momento di passare alle corde corde rivestite/appesantite’  etc? La risposta è semplie: esattamente quando il prodotto Fl comincia ad essere inferiore a 100.

Ma che cosa è questo prodotto FL?

E’ un valore guida che ci permette di capire se l’arpa è stata ben proporzionata dal liutaio attuale, soprattutto se si tratta poi di uno strumento utilizzato per repertori medioevali e rinascimentali (di cui non esistono originali sopravvissuti e ci si rifà pertanto alla sola all’iconografia cercando di ricavarne le dimensioni da adottare) ed ha come diretta conseguenza il fatto che le corde più sottili si rompano o no per motivi totalmente indipendenti dalla loro bontà.

Calcolando il prodotto FL potremo prevedere tutto questo

Infatti, se il prodotto FL risulta al di fuori di certi limiti anche la migliore corda del mondo si spezzerà, soprattutto se è una di budello. Per risolvere il problema  di un’Arpa  che non sia stata ben proporzionata non rimane a volte che passare a delle corde sintetiche particolarmente robuste (Nylon o Fluorocarbonio) oppure accordare lo strumento ad un corista di riferimento che sia tale da far rientrare il prodotto FL entro il range di sicurezza (ma si capisce bene che questo non è sempre possibile a causa della copresenza nel gruppo di strumenti ad intonazione ‘fissa’ etc).

 

Ma come si calcola questo prodotto FL e quale è questo range di sicurezza appena citato?

È molto semplice: si tratta di moltiplicare la frequenza della corda sotto osservazione per la lunghezza vibrante a cui è sottesa in metri. Il numero che ne risulta è appunto il prodotto FL (Frequenza x Lunghezza vibrante).

Facciamo un esempio: nota sol (corista 440) pari a 784 Hz; lunghezza vibrante di 23 cm (0,23 metri).

Quindi: 784 X 0,28 = 219,5 (prodotto FL)

 

Quindi si confronta questo valore con la seguente tabella

  • se il valore e minore o pari a 220: semaforo Verde (la corda non si romperà)
  • se il valore e tra 220-230: semaforo Arancione (la corda è a rischio di potenziale rottura per particolari condizioni climatiche, perché la data partita di corde è leggermente piu’ debole. Per il particolare sudore delle dita etc etc)
  • se il valore supera 240: semaforo Rosso (la corda potrebbe spezzarsi in fase di accordatura nei pressi della nota finale o dopo pochi minuti)

 

Attenzione!

I valori riportati sopra sono da adottare per le sole corde di budello. Nel caso dei materiali sintetici, utilizzare la seguente tabella:

  • se il valore e minore o pari a 230: semaforo Verde (la corda non si romperà)
  • se il valore e tra 240-250: semaforo Arancione (la corda è a rischio di potenziale rottura per particolari condizioni climatiche, perché la data partita di corde è leggermente più debole. Per il particolare sudore delle dita etc etc)
  • se il valore supera 260: semaforo Rosso (la corda potrebbe spezzarsi in fase di accordatura nei pressi della nota finale o dopo pochi minuti)

Su suggerisce di controllare il prodotto FL non su una corda soltanto della prima ottava acuta ma su almeno quattro cinque della stessa ottava cercando di individuare quella di loro che presenta il valore FL più alto e fare quindi i confronti con la tabella di cui sopra.

 

Il prodotto FL in strumenti originali (o loro copie fedeli)

Il problema del calcolo preventivo del prodotto FL risulta di una certa rilevante importanza soprattutto se si ha a che fare con strumenti originali o copie degli stessi (indipendentemente che siano del Cinquecento; Seicento, Settecento e Ottocento).

Potremo  infatti scoprire  dei valori di prodotto FL delle corde della prima ottava siano troppo elevati o viceversa  piuttosto ridotti, oltre cioè il ‘semaforo arancione’ o, viceversa, situati nel range più basso del citato ‘semaforo verde’  (per inciso, il range di prodotto FL di 225-235 da noi denominato ‘semaforo arancione’ è quello tipico che si è riscontrato in numerosi Liuti, Tiorbe e chitarre a cinque ordini originali di cui si suppone non siano stati modificati la cui provenienza riguarda zone e periodi il cui corista standard  sia stato accertato con una certa sicurezza: mezzo punto veneziano; corista romano del Seicento, Corista Francese del Seicento; il Kammerton tedesco tipico della metà del Settecento)

Perché?

Perché il corista di riferimento da noi  probabilmente adottato per il calcolo del detto prodotto FL (in genere 440 oppure 415 ma talvolta -anche se molto più raramente- 390 o 465) potrebbe non coincidere con il corista standard che l’antico costruttore dell’arpa adottò e a cui si riferì nella scelta delle lunghezze vibranti.

Tuttavia se si considera il valore medio del range di sicurezza ‘arancione’ il quale fu tipico degli strumenti a pizzico come i Liuti e le Chitarre pari a 230 come il valore guida adottato anche dall’antico costruttore (l’Arpa è sempre all’interno della famiglia degli strumenti sa pizzico) potremo arrivare a stimare persino quale fu questo misterioso corista mediante i seguenti passaggi di questo esempio pratico:

Nella posizione deputata alla corda  del ‘La’ della prima ottava più acuta consideriamo che sia ipoteticamente accordata secondo il corista moderno di 440 Hz, per cui saranno 1760 Hz.

Misurata che sia la la sua lunghezza vibrante in metri (poniamo di trovare che sia di 13,9 cm; vale a dire 0,136 metri c ora alcoliamo il prodotto FL:

1760 Hz x 0,139 metri= 244,6 di prodotto FL (semaforo rosso!)

Ora vediamo quale dovrebbe essere la percentuale di riduzione di frequenza necessaria affinchè il prodotto Fl  vada al valore medio adottato, cioè 230 mediante questo calcolo

230/244,6= 0,94

Ciò significa che la frequenza della nota ‘la’ da noi impostata che era riferita al corista moderno di 440 Hz deve ridursi dello 0,94: il 6% cioè).

Quindi:

1760 Hz x 0,94 =1654,4 Hz (andando quindi giù di due ottave si arriva ad un  ‘La’ standard pari a 413 Hz: il corista originale fu pertanto intorno a questa frequenza.

Se si intende utilizzare una montatura in budello l’arpa potrà per esempio lavorare intorno al corista barocco attuale di 415 Hz e rispetterà molto da vicino le condizioni progettuali del costruttore.

Utilizzando delle corde sintetiche si potrà tuttavia arrivare ad accordare anche al corista di 440 Hz attuale (adattando naturalmente i diametri delle corde e non semplicemente accordandola piu’ acuto a meno che il feel tattile delle corde non si ancora congruo).

Nota per i liutai: volendo fare una copia esatta di questo nostro esempio di  arpa ma che sia invece ritarata/riportata  al corista attuale di 440 Hz tutte le lunghezze vibranti dovranno essere moltiplicate per il coefficiente 0,94%. In pratica l’intera arpa dovrebbe essere ridotta in proporzione secondo questo coeficente (a titolo di esempio: è come se con la fotocopiatrice riducessimo il testo originale allo 0,94% dell’originale).

Per maggiori approfondimenti sul prodotto FL:

Il prodotto FL: che cos’è?

 

Soluzioni proposte

Le soluzioni che suggeriamo sono essenzialmente due: la prima verte sul fatto che ci venga fatta pervenire la lista dei diametri adottati dal costruttore o in alternativa indicati da un amico/collega che usa lo stesso modello di arpa. Sarà poi compito nostro convertire i diametri a seconda della natura del materiale delle corde.

La seconda soluzione è più laboriosa ma porta a risultati molto buoni: sai tratta di ricostruire ‘l’abito su misura’

Si parte acquistando una certa quantità corde di diametro diverso (si deciderà assieme quali), in genere sei o sette e poi cercare di trovare per ciascuno di questi quale è la posizione che una volta che la corda sia portata ad una nota qualsiasi arrivi a manifestare il feel tattile di tensione considerato giusto. L’ideale sarebbe poter acquistare almeno una quindicina di calibri dove per successive mutazioni di diametro si riuscisse a trovare le corde giuste per tutti i ‘sol’ dello strumento. Fatta questa operazione iniziale si tratterebbe di trovare i diametri per tutti i ‘re’ (in altre parole una nota che non sia nei pressi del Sol).

Compiuta questa seconda operazione si tratta poi di tentare un ‘raccordo’ utilizzando come punti di ‘appoggio’ i diametri giusti già trovati per le note di sol e re completando i diametri per le note dopo il sol: la, Si, Do e quelle dopo il Re: Mi Fa.

Se si desidera invece un raccordo che sia meno ‘spigoloso’ si potrebbe ragionare non binariamente (sol e Re soltanto) ma in modo ternario con note che siano sufficientemente equidistanti tra loro; per esempio con le note Sol, Si, Re (intervalli di quarta e terza).

Nel caso del metodo ‘ternario si parte sempre dal trovare le corde adatte per tutti i Sol, successivamente le corde adatte per tutti i Re che è un intervallo di quinta dal Sol e infine in mezzo tra sol e re tutte le corde per la nota di Si che è un intervallo di terza con il Sol.  Fatta questa operazione non ci resta che ‘raccordare’ i diametri intermedi delle note dopo il Sol, ovvero La, Si Do e delle note dopo il Re: Mi, Fa.

Finita la montatura seguitano piccoli aggiustamenti perché nel tempo le corde possono avere assestamenti individuali: quello che è sicuro è che così procedendo si realizza un vero e proprio ‘abito su misura’; condizione questa che si incontra molto raramente nelle montature proposte.

Un ultimo avvertimento: cambiando marca e tipologie di corde saranno necessari dei piccoli o medi aggiustamenti nella scelta dei diametri. A seconda del fabbricante le corde di budello possono essere più o meno rigide: si rende necessario pertanto una operazione e di ritaratura della montatura senza necessariamente cambiarla totalmente.

Nel caso di materiali sintetici bisogna tenere ben presente che esistono di base tre tipologie aventi densità differenti: quelle di Nylon (densità 1,04); quelle in Nylgut/Silkgut SH/Sugar (densità 1.30) e infine quelle in Fluorocarbonio (densità 1.78). si rendono necessaria in altre parole una operazione di conversione dei diametri. Ad esempio passare dal Nylon al Nylgut7Silkgut/Sugar SH rende necessario moltiplicare il diametro dei calibri in nylon per 0,91; 1,10 se si desidera invece passare da questi tre materiali alle corde di Nylon.

Considerando tuttavia che il Nylgut/Silkgut/Sugar si allungano maggiormente del Nylon si suggerisce di passare direttamente al diametro commerciale immediatamente superiore.

Per esempio: corda di Nylon da 1,00 mm x 0,91 = 91 Nylgut/Silkgut/Sugar SH: adottare non il 91 ma il 94 (che è appunto il diametro commerciale immediatamente superiore). Naturalmente il musicista valuterà tattilmente se è meglio stare sul 91 o sul 94.

 

Avvertimenti

Sembra opportuno, giunti a questo punto, segnalare quali potrebbero essere i tre rischi potenziali.

  • Il primo è rappresentato dal fatto che in presenza di un’arpa originale si potrebbe correre il rischio di montarla inavvertitamente con più tensione di quello che potrebbe effettivamente reggere a causa della sua età.
  • Il secondo problema potrebbe essere costituito dal fatto che il ‘feel tattile’ di cui si ha esperienza potrebbe essere quello ‘costruito’ intorno all’arpa a pedale e poi inavvertitamente applicato ad arpe più delicate o di natura diversa.

In situazioni di questo genere si suggerisce di sentire prima il parere di un liutaio specializzato in Arpe, il quale è in grado di poter esprimere un parere sullo stato fisico dell’arpa.

  • Il terzo problema è costituito dal fatto che non ci si è curati di verificare almeno una volta i prodotti FL delle corde della prima ottava: fatelo!

 

Varie ed eventuali

Una ultima importante considerazione: l’Arpa è l’unico strumento che faccia lavorare una buona metà delle corde della sua montatura come se fossero in pratica tutti dei cantini (cioè con prodotti FL compresi tra 230-180); la restante parte della montatura -che riguarda le frequenze più gravi- presenta prodotti FL via via inferiori.

 

Cosa significa?

Significa che per le corde delle prime ottave è bene utilizzare delle corde di budello che NON siano troppo elastiche (adatte cioè agli strumenti ad arco). In altre parole sono da prediligere corde piuttosto rigide e poco flessibili (bassa torsione) le quali garantiscono una grande resistenza tensile, minor usura e minori giri avvolti attorno alle spine coniche o bischeri. Procedendo verso le corde più spesse invece si può cominciare a pensare di montare corde con maggior elasticità (alta torsione cioè) guadagnando pertanto il più possibile in rendimento acustico così da limitare al massimo la necessità di intervento con altre tipologie prima elencate, tra cui in primis le corde rivestite.

Essendo corde più elastiche ci si accorgerà che sarà necessario incrementare di un qualcosa il loro diametro sempre al fine di mantenere costante il feel tattile tra tutte.

Non sarebbe infine malvagia la pratica di tirare preventivamente queste corde più grosse dopo averle fissate ad esempio ad un morsetto da un lato e con la pinza dall’altro in modo da scaricare il cosiddetto ‘allungamento non recuperabile’, il quale altrimenti lo troveremo sotto forma di giri inutili in più al bischero (che offre già di per se poco spazio ai giri della corda).

 

Vivi felice

Mimmo Peruffo, Giugno 2020


Chitarra Flamenco

Sugar per Chitarra (extra)

Queste corde sono state progettate secondo quanto Ruben Diaz (che è stato allievo e stretto collaboratore di Paco de Lucia) ci ha riferito. Secondo Paco de Lucia infatti, la tensione delle corde per chitarra da flamenco doveva essere ulteriormente incrementata facendo allo stesso tempo in modo che tutte le corde presentino la stessa  sensazione tattile di tensione sotto dita che le premono (l’equal feel degli antichi liutisti). Grazie a queste indicazioni abbiamo pertanto realizzato questo speciale set che dedichiamo a Paco.

I bassi sono realizzati con una special vernice protettiva che garantisce meno rumorosità sotto le dita, assenza di allergie verso i metalli e mancanza di ossidazione come invece accade  con le comuni corde in rame argentato.

Di aspetto trasparente come un cristallo, i cantini della muta Sugar per Chitarra tensione Extra sono realizzati utilizzando una materia plastica  di recente scoperta italiana derivata dalla canna da zucchero.

La sonorità di queste corde risulta essere decisamente brillante, pulita e netta al tocco e di grande potenza acustica. A differenza delle corde in Fluorocarbonio, queste corde possiedono un eccellente vibrato ed una notevole variazione timbrica , qualora suonate nei pressi del ponticello e poi verso la buca.  Test di laboratorio hanno dimostrato che lo Sugar possiede una potenza in Joule e un sustain pari rispettivamente al 24% e 18% superiore a quella delle corde in fluorocarbonio.

Queste corde inoltre contengono nel loro estremo la dolcezza e cantabilità del budello e la chiarezza e prontezza tipiche del Fluorocarbonio. Un’altra importante proprietà è il caratteristico, notevole sustain, che da misurazioni scientifiche è risultato superiore ad ogni tipologia di corda attualmente disponibile nel mercato. Un’altra caratteristica misurata è la potenza di emissione: i nostri test scientifici hanno dimostrato che essa è superiore a quella delle corde in Fluorocarbonio. Nonostante la superficie sia estremamente liscia il grip sulle dita risulta notevole, in altre parole non scivoloso.

ATTENZIONE

In caso di sibilo, che può inizialmente manifestarsi alle dita della mano destra, si suggerisce di usare un poco di crema mani o meglio ancora pasta ammorbidente utilizzata per aderire ai fogli di carta.

Granato

Una eleganza unica e un suono mai sentito prima. Sino ad oggi per raggiungere le frequenze più gravi si rendeva necessario aumentare il diametro della corda. Ma così facendo peggiora in proporzione la qualità del suono a causa dello smorzamento interno alla corda. Questo si traduce in un suono più sordo, cupo e meno pronto: più grossa è la corda più smorzato è il suono. Il nostro rivoluzionario approccio -mai introdotto prima di noi- prevede di incrementare la densità di ogni singola lasciando per quanto possibile invariati i diametri.
Il risultato è incredibile. Lo strumento nei Trebles suona più pronto, chiaro, netto, immediato, potente e straordinariamente omogeneo tra tutte le corde e in tutte le posizioni della tastiera anche quelle oltre il 12° tasto. L’intonazione della corda premuta è migliore a causa della minor variazione tra i diametri.  I bassi al contrario sono stati progettati con il fine di avere un corto sustain, di natura squisitamente percussiva in modo da far risaltare al massimo il rasgueado.
La serie GRANATO garantisce prestazioni superiori sopra le corde più tradizionali presenti nel commercio ed è indicata per tutti coloro che prediligono potenza, brillantezza, ma anche cantabilità e omogeneità sopra l’intera tastiera.

Non hai mai sentito prima un suono così perchè semplicemente prima non esisteva.

Attenzione

Ci sono diverse percentuali di polvere metallica all’interno del polimero per ottimizzare le prestazioni di ogni corda all’interno del set. Per questo motivo, il colore varia leggermente con ogni corda.


Timeless banjo | Minstrel banjo

old time banjo

Red Series old style Banjo

I nostri set Red Series introducono per la prima volta in assoluto nel mondo delle corde realizzate secondo un principio rivoluzionario mai adottato prima: invece di cambiare i diametri delle corde che compongono il set si va a modificare il loro peso specifico, riducendo così al minimo le variazioni di diametro tra corda e corda.

Come è noto, per raggiungere le frequenze più gravi occorre incrementare il diametro della corda. Ma con l’aumento del diametro si ha anche un nocivo incremento del suo smorzamento interno: la corda si presenta perciò meno brillante e pronta al tocco, in altre parole con sonorità più ‘ovattata’.  Con il nostro rivoluzionario principio invece di agire sul diametro agiamo sul peso specifico della corda incrementandolo progressivamente.

I risultato è stupefacente: lo strumento non solo suona incredibilmente brillante, potente e pronto nel suo intero range anche sovracuto ma è anche maggiormente intonato sui tasti (è noto che le corde più grosse premute sui tasti crescono maggiormente di frequenza) . Sino ad oggi questo risultato era raggiungibile solamente con l’Arpa, dove la lunghezza vibrante delle corde è continuamente variata al fine di mantenere elevato il rendimento acustico delle corde più grosse.

I set Red Series sono particolarmente  indicati per gli amanti delle sonorità brillanti, pronte, simili alle corde di acciaio.

Per scoprire i nosti set Red Series per old style Banjo clicca qui: https://aquilacorde.com/negozio/corde-musica-moderna/timeless-banjo-minstrel-banjo/red-series-timeless-banjo/

Nylgut® Banjo e Minstrel Banjo

Fino alla metà del XX° secolo le corde del Banjo ‘old style’ furono realizzate in budello, materiale di impiego millenario caratterizzato da una buona prontezza d’attacco unita ad una resa timbrica particolarmente calda: sostanzialmente differente quindi da quella del Nylon. La timbrica del budello costituì da sempre un punto di riferimento costante per liutai, i compositori e gli esecutori fino al recente passato. La messa a punto di un nuovo prodotto sintetico -sia come monofilamento che multifilamento per i bassi- che presentasse le stesse caratteristiche acustiche del budello -ma non i tipici difetti- quali l’alto costo, la scarsa durata e l’elevata instabilità ai cambi climatici è sempre stato quindi un punto fondamentale del nostro lavoro di ricerca. Nylgut® ne rappresenta finalmente il punto di arrivo permettendo la riscoperta delle sonorità che furono familiari ai grandi maestri del XIX° e XX° secolo, oltre a presentare un’eccellente stabilità di intonazione, superiore a quella delle migliori corde di Nylon.

Attenzione

Analogamente al budello, il Nylgut® è un materiale sensibile al taglio. Prima di montare le corde assicurarsi che i solchi al capotasto e al ponticello siano poco profondi, perfettamente levigati e privi di angoli taglienti. In caso contrario utilizzare della tela smeriglio di grana 600 o della lana d’acciaio a grana fine.

Nota bene

Le quarte corde delle mute 1B e 2B per Old Style Banjo non sono di tipo rivestito.  Esse sono invece costituite da una bio plastica di recente scoperta – da noi denominata Sugar – caricata con polveri metalliche.  Grazie a questa  tecnologia si sono ottenute corde non filate con sonorità molto brillante, stabili, lisce e non soggette all’ossidazione tipica delle corde rivestite.

 

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Lo sapevi che le sei corde della chitarra non possiedono tutte la stessa tensione?

Lo sapevi che le sei corde della chitarra non possiedono tutte la stessa tensione?

Contrariamente a quanto possa sembrare le montature per chitarra classica  non seguono affatto un eguale profilo di tensione tra le corde.

Metodo di valutazione della ‘tensione’ delle corde  da parte del musicista:

Il metodo più comune di valutazione del grado di tensione delle corde di una chitarra è quello di premerle con le dita della mano destra vicino al ponte:  una montatura viene giudicata  ben fatta quando tutte le corde oppongono la stessa forza di contrasto al dito premente.  In altre parole manifestano la stessa sensazione di ‘durezza’ o ‘tensione’. Verrebbe pertanto da concludere che sono state  effettivamente tutte calcolate con la stessa tensione di lavoro.

Ma questo tipo di valutazione è in realtà una ‘sensazione tattile’ della tensione, non la tensione in Kg o libbre  propriamente detta, misurabile solo con strumenti adatti.

Per una legge della Fisica,  due corde che producono la stessa quantità di spostamento laterale a parità di peso agente e di punto dove si esercita l’applicazione della forza  (che è in pratica il dito che preme)  hanno effettivamente anche la stessa tensione in Kg.  Ma questa egualità della tensione non corrisponde però quella che viene impostata nel calcolo necessario per determinare i diametri di corda per il semplice motivo che le corde che vengono premute sono già in stato di trazione avvenuta mentre i diametri calcolati con l’apposita formula si riferiscono a quelli delle corde ‘in busta’; cioè non in trazione. E qui le cose sono molto differenti.

Vediamo perchè

La natura fisica delle corde

In stato di trazione le corde subiscono un certo allungamento che si ritrova sottoforma di sipre intorno al rullo delle chiavette:  questo comporta  di conseguenza anche una  certa riduzione del diametro. Ma se il diametro si riduce anche la tensione di lavoro  calcolata rispetto al diametro di partenza.

La quantità di allungamento non è la stessa per tutte le corde; essa risulta  massima  per il cantino, un po’ meno per la seconda corda e molto meno per la terza:  è noto infatti a tutti che i giri di meccanica da fornire al cantino sono molto più numerosi di quelli necessari alla terza corda. Di conseguenza una montatura che fosse stata calcolata in eguale tensione una volta posta in stato di intonazione diventerebbe completamente sbilanciata: massima riduzione di diametro per la prima e via via meno fino all atreza corda.

Questo fatto è inevitabile: Una chitarra infatti non solo monta corde di natura fisica eterogenea (le prime tre sono in monofilamento sintetico; i bassi invece sono composti da due materiali tra loro accoppiati come bava sintetica e filo metallico di ricopertura)  ma anche di diametro diverso ed occupanti nello  strumento una posizione specifica che viene definita dai tecnici  ‘Indice di Lavoro’ (che è il prodotto tra la frequenza della corda per  la lunghezza vibrante dello strumento).

Tutto questo fa sì che il raggiungimento di una omogenea tensione tattile tra le corde sia  nella  realtà un fatto complesso rispetto al semplice calcolo teorico dove il parametro tensione viene posto  come costante.

Conclusioni

La scalarità della tensione è quindi  un processo di compensazione  studiata con cura dal cordaio al fine di neutralizzare, corda per corda, i differenti gradienti di riduzione di diametro causati dall’allungamento in stato di  trazione: una volta poste in stato stabile di intonazione ciascuna di esse si ridurrà percentualmente del suo valore sino ad assumere  una tensione di lavoro eguale alle altre.

Si realizzerà pertanto la condizione in cui, premute con un dito, esse manifesteranno  la stessa flessione. In termini pratici se il cantino cala sperimentalmente del 2% allora nel calcolo di partenza il diametro andrà  maggiorato del 2% e così via con tutte le altre corde.

Ma nella realtà pratica la pendenza del profilo di tensione deve essere reso ancora più accentuato: lo scopo di questa esasperazione della scalarità della tensione di lavoro  è finalizzata a  contrastare con maggior efficacia  la crescita di frequenza delle  corde  di maggior diametro (seconda  ed in particolare la terza)  sui tasti acuti e sopracuti.  Con le montature di budello del passato una ulteriore accentuazione della scalarità della tensione  rispetto a quella necessaria a compensare la perdita di diametro non si rendeva necessaria poiché  le corde di più grossa sezione venivano automaticamente realizzate con maggior torsione (sono quindi più elastiche) mentre i monofilamenti  di materia plastica  presentano tutti il medesimo coefficiente di allungamento specifico.

Il provvedimento  – con le corde sintetiche- non si è rivelato però del tutto sufficiente;  si rende infatti spesso  ancora necessario una serie di interventi di tipo compensatorio  all’osso del ponticello di cui il più comune l’inclinazione dello stesso.


Scopri le sonorità dei nostri set per chitarra classica

La nostra rotta è la scoperta di nuovi suoni

Sei curioso di sentire con le tue orecchie qual è la differenza tra i nostri set per chitarra classica?

In questa pagina puoi  ascoltare lo stesso brano eseguito dallo stesso chitarrista usando tutti i nostri set.

Autore: Sylvius Leopold Weiss 1687-1750
Brano: Ouverture (estratto)
Musicista: Alberto Rassu
Chitarra: F.lli Lodi (Tavola abete, fondo e fasce cipresso)

Le registrazioni sono state realizzate con Zoom h2n senza editing o post produzioni.

Caratteristiche sonore

I set che troverai qui sono ordinati in ordine di brillantezza acustica decrescente.

SUGAR PER CHITARRA

Suono brillante oltre quello del Fluorocarbonio ma allo stesso tempo molto modulabile nel vibrato, grande variazione timbrica a seconda della posizione della mano destra, sustain superiore a qualunque varietà di corda presente nel commercio

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

RUBINO

Suono più brillante e tagliente in assoluto superiore a quella del Florocarbonio, prontezza di attacco netta e tagliente, buona modulabilità timbrica

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

ALCHEMIA

Suono brillante come il Fluorocarbonio ma allo stesso tempo modulabile nel vibrato, grande variazione timbrica a seconda della posizione della mano destra, sorprendente sustain ma non al livello della nostra muta Sugar

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

ZAFFIRO

Sonorità mediamente brillante e allo stesso tempo piena, discreta cantabilità

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

ALABASTRO

Elevata cantabilità simile a quella del budello, brillantezza superiore al nylon ma inferiore a quella del Fluorocarbonio, ottimo attacco

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

AMBRA 2000

Il massimo grado di cantabilità ed espressività al vibrato, ottimo attacco brillante ma non eccessive, bassi corposi e rotondi

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

CRISTALLO

Sonorità sufficientemente brillante superiore a quella media del nylon suono pronto ed espressivo, ottimo vibrato

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

PERLA

Sonorità calda e pastosa, rotonda e piena, buona espressività e dolcezza di suono ideali per farsi sentire in mezzo alla sala da concerto

Sostegno
Brillantezza
Attacco
Cantabilità

Come montare correttamente le corde così da evitare rotture e allo stesso tempo garantire una rapida e stabile intonazione

Nella nostra azienda ci sentiamo talvolta dire: ‘Ho montato la prima corda ed è saltata, ne ho montato un’altra ed ha fatto la stessa fine. Cosa posso fare?...’

Talvolta, anche se raramente, può capitare!

Ti abbiamo allora creato una breve guida che ti permetterà di raggiungere in tempi rapidi la massima performance evitando potenziali rotture in fase di installazione e nessuna stonatura da parte della corda.

Ti basterà seguire queste indicazioni:

  1. Dopo aver installato la corda, accordala tenendola fuori dal solco del capotasto. Inserirai la corda nel suo solco solo nei pressi della nota finale che si vuole raggiungere: questa tecnica assicura che la corda abbia la tensione nel tratto rullo-capotasto eguale a quella del tratto capotasto ponticello evitando allo stesso tempo potenziali spiacevoli rotture perché dei solchi del capotasto, oltre che ad essere comunque punti di attrito, non si è mai sicuri che non manifestino punti di taglio occulti.
  2. Per aiutare la corda ad allungarsi uniformemente senza introdurre stonature e stabilizzarsi più velocemente occorre tirarla con le dita posizionate sulla verticale del 12° tasto durante la messa in tono, ripetendo l’operazione fino a quando il calo di frequenza conseguente a tale manovra diventa minimo.
  3. Le corde hanno bisogno di qualche giorno dopo la prima installazione per sviluppare il massimo delle proprie potenzialità in termini di resa acustica, quindi suggeriamo di installarle e poi aspettare almeno una notte prima di utilizzarle professionalmente.

In questi video sono riassunte tutte le raccomandazioni:

VIDEO 1:

VIDEO 2:


Strumenti Sudamericani

SUGAR

La sonorità di queste corde risulta essere decisamente brillante, pulita e netta al tocco e di grande potenza acustica. A differenza delle corde in Fluorocarbonio, queste corde possiedono un eccellente vibrato ed una notevole variazione timbrica , qualora suonate nei pressi del ponticello e poi verso la buca.  Test di laboratorio hanno dimostrato che lo Sugar possiede una potenza in Joule e un sustain pari rispettivamente al 24% e 18% superiore a quella delle corde in fluorocarbonio.

Queste corde inoltre contengono nel loro estremo la dolcezza e cantabilità del budello e la chiarezza e prontezza tipiche del Fluorocarbonio. Un’altra importante proprietà è il caratteristico, notevole sustain, che da misurazioni scientifiche è risultato superiore ad ogni tipologia di corda attualmente disponibile nel mercato. Un’altra caratteristica misurata è la potenza di emissione: i nostri test scientifici hanno dimostrato che essa è superiore a quella delle corde in Fluorocarbonio. Nonostante la superficie sia estremamente liscia il grip sulle dita risulta notevole, in altre parole non scivoloso.

In caso di sibilo che può inizialmente manifestarsi alle dita della mano destra si suggerisce di usare un poco di crema mani o meglio ancora pasta ammorbidente utilizzata per aderire ai fogli di carta.

Per scoprire i nosti set sugar per strumenti sudamericani e spagnoli clicca qui: https://aquilacorde.com/en/product-category/sugar-spanish-instruments/

RED SERIES

Questo set  introduce per la prima volta un principio rivoluzionario mai adottato prima: invece di cambiare i diametri delle corde che compongono il set si va a modificare il loro peso specifico mantenendo fisso per quanto possibile il diametro.

Com’è noto, per raggiungere le frequenze più gravi occorre incrementare il diametro della corda. Ma con l’aumento del diametro si ha anche un nocivo incremento del suo smorzamento interno: la corda si presenta perciò meno brillante e pronta al tocco, in altre parole ‘ovattata’. A tutti è nota infatti la grande differenza di qualità sonora tra la prima e la terza corda della chitarra.

Con il nostro rivoluzionario principio invece di agire sul diametro agiamo sul peso specifico della corda incrementandolo progressivamente.

Il risultato è stupefacente: lo strumento non solo suona incredibilmente brillante, potente e pronto nell’intero suo range anche sovracuto, ma è anche maggiormente intonato sui tasti (è noto che le corde più grosse premute sui tasti crescono maggiormente di frequenza)

Per scoprire i nosti set sugar per strumenti sudamericani e spagnoli clicca qui: https://aquilacorde.com/en/product-category/red-series-spanish-instruments/

NYLGUT

Questo materiale innovativo è stato scoperto e perfezionato nei nostri laboratori dopo un lungo periodo di ricerca e dopo essere stati minuziosamente testati, dando luogo così a un nuovo prodotto sintetico di alta tecnologia.

Analogamente al budello, il Nylgut® è un materiale sensibile al taglio. Prima di montare le corde assicurarsi che i solchi al capotasto e al ponticello siano poco profondi, perfettamente levigati e privi di angoli taglienti. In caso contrario utilizzare della tela smeriglio di grana 600 o della lana d’acciaio a grana fine.

Per raggiungere entro pochi minuti una perfetta stabilità di intonazione si consiglia di tirare lateralmente, e con forza, ogni singola corda durante la fase di accordatura. Sospendere l’operazione soltanto quando la corda non cala ulteriormente di frequenza.

Per scoprire i nosti set nylgut per strumenti sudamericani e spagnoli clicca qui: https://aquilacorde.com/en/product-category/nylgut-spanish-instruments/


Corde Aquila per Oud

CORDE AQUILA PER OUD

I nostri set e le corde singole sono pensati per diversi tipi di oud:

  • Arabic: cc; gg; dd; AA; FF; C
  • Iraqi : ff, cc, gg, dd, AA, F
  • Turkish Oud: dd, aa, ee, BB, AA, E

 Offriamo anche corde singole per le varie accordature: 

  • Arabic cc; dd; gg
  • Iraqui cc; dd; ff; gg
  • Tukish aa; dd

I cantini sono realizzati con una bioplastica di recente scoperta e ad alte prestazioni acustiche che deriva dalla canna da zucchero e da noi denominata ‘Sugar. Le corde rivestite sono realizzate in rame rosso anallergico e a bassa rumorosità sotto le dita.

Informazioni tecniche:

Conversione diametri: Sugar= Nylon x .91.

Esempio: 0,71 mm Nylon x .91= 0,646 mm Sugar (in pratica 0,65 mm).

I set hanno una tensione di lavoro di 3,4 Kg per corda.

Perché Aquila Corde ha scelto corde non filate per il Re del set Oud Arabo e il Mi del set per Oud Turco?

 Nei set per Oud Arabo e Turco, la terza corda (Re o Mi) è normalmente costituita da una filata (così come avviene per la quarta corda nel set per Oud Iracheno). Una corda filata ha sicuramente un suono brillante, ma è anche fragile, costosa, e si arrugginisce in breve tempo.

Aquila Corde ha introdotto una nuova invenzione: le terze corde non filate.

Queste corde sono prodotte utilizzando una speciale bio-plastica caricata con polvere di metallo al fine di aumentarne la densità. Le prestazioni sono di gran lunga migliori rispetto alle tradizionali corde filate.

Le nuove corde non filate hanno una lunga durata, sono molto stabili, e presentano una superficie perfettamente liscia.

VIDEO comparativo tra corde Aquila rivestite e non rivestite:


Set Orchestra

COME SUONARE DELLA MUSICA SINFONICA (Brahms, Verdi, Beethoven, ecc.) AVENDO A DISPOSIZIONE SOLO CHITARRE?

 

La serie Orchestra rappresenta la nostra migliore risposta a coloro che desiderano espandere le possibilità della chitarra classica e liberarla dal mero ruolo di solista o di duetti/quartetti etc dove tutte le chitarre presentano la medesima accordatura (per fini educazionali, compositivi etc). Tutto questo si ottiene senza dover accquistare un nuovo strumento, bensì utilizzando già quelli a disposizione.

 

Le mute della serie Orchestra infatti hanno la peculiarità di essere state progettate per poter essere installate sulla chitarra tradizionale. Da ora non è più necessario disporre ad esempio di una chitarra terzina/basso etc.

Questa nostra soluzione permette pertanto di mantenere la massima economicità (sempre gradita nelle scuole ed istituti a carattere musicale) e semplicità di intervento: cambiando la muta - a parità di strumento - si può espandere la gamma di frequenze sino a coprire l’intero range dell’orchestra sinfonica (Dal Contrabbasso al Violino). Nel caso del range del Violino è richiesto un capotasto mobile al 5 tasto; in alternativa è possibile utilizzare un Guilele che sia stato montato con la nostra muta in Mi acuto cod. 145C.
I numerosi vantaggi passano dall’educazione musicale, al concertismo sino ai compositori attuali.