Musica antica

Cosa fare quando non si suona per un certo periodo di tempo?

Meglio seguire i consigli di Thomas Robinson (inizi XVII sec): abbassare di un poco l’intonazione del cantino riducendo pertanto lo stress da trazione.


Che differenza c’è tra una muta realmente storica ed una comunemente in uso oggi per musica barocca (violino, viola, cello)?

La differenza è sostanziale: la ricerca nel campo delle montature di corda del passato e di spezzoni antichi ha permesso infatti di appurare che, generalmente parlando, furono utilizzati non solo calibri di corda più grossi rispetto alla  consuetudine di oggi ma anche con superfici levigate a mano  (e pertanto non completamente liscie).

Ora, la scelta di utilizzare una montatura costituita da diametri storici  può comportare talvolta un riadattamento del set-up dello strumento (con particolare riferimento all’angolo formato dalle corde al ponte) talvolta non ben direttamente accetto dallo strumento. Ecco perché,  assieme alla proposta di una montatura storica (da noi sempre auspicata) affianchiamo comunque una montatura di tipo consueto (nelle versioni light, medium e heavy).


Come si fa a trovare la giusta tensione di lavoro?

La ricerca della giusta tensione di lavoro di uno strumento è un dato sostanzialmente empirico, legato  al tipo di strumento, al tipo di corde ed alla sensibilità del musicista.

Non esistono in altre parole formule matematiche apposite.

Suggeriamo pertanto la seguente procedura: montare sullo strumento (indifferentemente a pizzico o ad arco) una seconda o terza corda  di diametro noto e che si ritenga teoricamente idoneo.  Portare quindi in intonazione la corda e  verificare allora se la stessa appare (secondo la propria sensibilità)  troppo molle o troppo tesa.  A questo punto abbassare (od innalzare) di tanti semitoni quanto sono necessari perché la corda sia portata al giusto valore di tensione; vale a dire, secondo il proprio soggettivo gusto: ovverossia né troppo molle né troppo tesa.

Applicare ora la seguente formula:

Corda che era in origine troppo tesa: moltiplicare (per tante volte quanti sono i semitoni in meno che si è dovuto calare di intonazione)  il diametro di partenza per il valore 0,944: ogni volta che si esegue la moltiplicazione si avrà una riduzione di un semitono nel diametro

Corda che in origine era troppo molle: moltiplicare (per tante volte quanti sono i semitoni in meno che si sono dovuti innalzare di intonazione) il diametro della corda per il valore 1,059: ogni volta che si esegue la moltiplicazione si avrà una crescita di un semitono nel diametro.

Richiedere nuove corde arrotondando il valore determinato mediante il calcolo al diametro commerciale immediatamente prossimo.

Esempio: ho montato sul mio liuto (o strumento ad arco in genere) una quarta corda di diametro 82 ma, posta in intonazione, è troppo leggera di tensione.

Risposta: partendo dalla corda posta in intonazione corretta innalzarla di un semitono alla volta sino a che la tensione non risulti soggettivamente giusta.

Mettiamo che siano necessari due semitoni di innalzamento: moltiplicare per due volte il diametro di partenza (82 mm) con il coefficiente 1,059: il diametro corretto sarà di  91,9 mm, ovvero una 91 commerciale.


Le corde mi fischiano sotto l’arco: perché?

Le corde possono fischiare per diverse cause anche concomitanti.

Vediamo ora soltanto la più  frequente: un motivo comune per cui l’attacco dell’arco produce un fischio iniziale può essere il fatto che non si è provveduto ad asportare con cura ’olio con cui le corde vengono trattate.

Si consiglia quindi prima del loro montaggio sullo strumento di pulirle accuratamente con un p

anno imbevuto con un po’di benzina per smacchiare gli abiti.


Ho montato una corda ma è saltata subito: perché?

Una corda di budello può saltare  immediatamente o dopo poche ore per tre condizioni: la corda è difettosa, la lunghezza vibrante è eccessiva (si è superato l’Indice di Rottura), i punti di contatto con la corda (solchi al capotasto e al ponticello; i fori della cordiera etc) sono taglienti e non lubrificati con grafite o sapone solido come suggerito dagli antichi.

  • Corda difettosa: in genere una corda difettosa si riconosce perché non salta generalmente di netto bensì per progressivo sfilacciamento, preannunciato dalla comparsa di piccoli peli e sbocciature lungo la sua superficie
  • Lunghezza vibrante eccessiva: verificare se il prodotto tra lunghezza vibrante (in metri) e la frequenza è maggiore del valore 240 in liuti, chitarre barocche, ribeche e vielle e strumenti per musica medioevale in genere.
  • Rottura causata da tagli sulla corda: una rottura di questo tipo si caratterizza per un cedimento istantaneo della corda la quale si rompe nel luogo ove l’effetto taglio si manifesta.

Attenzione: la corda si rompe in stato di trazione: questo significa che una volta che si è tagliata ad esempio al capotasto il punto di taglio nella corda non sarà più corrispondente ad esso perché la corda ora non è più in allungamento. Il punto di taglio si manifesterà pertanto alla seconda/terza posizione oppure -se è stato il ponticello a tagliare- tra il ponte e la cordiera.


Ho montato una corda tipo venice come cantino ma è saltata subito: perché?

Le Venice sono corde che presentano un’ elasticità piuttosto elevata, molto più di quella ottenibile da una normale corda in alta torsione. Essendo l’elasticità e la resistenza alla trazione inversamente proporzionali, si evince che questo tipo di corda non deve essere usata in posizioni dove l’ Indice di Qualità Acustica (che è il prodotto tra la l.vibrante in mt e la frequenza della corda in Hz) supera il valore di 140 Hz.mt (vale a dire quella dei cantini in genere).


Ho montato dei bassi rivestiti tipo de sul mio liuto ma mi sembrano piuttosto sorde rispetto alle altre: è normale?

Le corde di tipo DE sono state appositamente ideate per colmare il vuoto altrimenti esistente nel campo dei bassi che si trovano nelle tratte corte e medie degli arcileuti in genere e liuti in re minore a ‘collo di cigno’.

Le DE sono corde appositamente sbilanciate a favore dell’anima di Nylgut piuttosto che del metallo di ricopertura.

Si è ottenuto pertanto un risultato acustico tale da stemperare decisamente la sonorità tipica delle corde rivestite tradizionali, dominata dalla persistenza acustica, sovrarichezza di armonici e povertà di fondamentale.  Resa, in altre parole, eccessivamente chitarristica.

Per contro, qualora montate in liuti privi di tratta, la resa acustica sarà  centrata soprattutto sulla fondamentale, rendendo indispensabile l’uso delle ottave appaiate. Come al tempo, del resto.

Lo speciale bilanciamento delle DE è stato appositamente studiato al fine di ricostruire la sonorità tipica delle nostre corde in budello appesantito.


Ho montato una corda tipo venice dello stesso diametro della precendente (che era di tipo ordinario in alta torsione) ma risulta più molle al tatto: perché?

Due corde dello stesso diametro e fatte dello stesso materiale (in condizioni di  parità di l. vibrante ed intonazione), secondo la formula delle corde,  manifestano anche la medesima tensione di lavoro. Questo è però vero a condizione che il diametro rimanga il medesimo, per entrambe, anche in stato di trazione.

In pratica questo si verifica soltanto se si è in presenza di corde fatte esattamente nella medesima, identica maniera.  In altre parole esse devono manifestare -a parità di Kg- lo stesso cedimento longitudinale e, di conseguenza, la stessa riduzione percentuale di diametro (evidenziato ad esempio dallo stesso numero di forniti giri al pirolo in fase di accordatura).

Un corda tipo Venice, per sua natura, si allunga molto di più di una in alta torsione ordinaria. Di conseguenza, a parità di frequenza di intonazione, il suo diametro si ridurrà percentualmente di più.

Da qui la necessità di utilizzare un calibro di partenza un pò più grosso: sotto tensione, il nuovo assetto di calibro andrà ad eguagliare quindi quello della corda ordinaria .

La tensione di lavoro sarà dunque finalmente eguale.

In pratica il diametro corretto di una Venice si ottiene moltiplicando per il coefficiente 1,07  il calibro di una data corda in alta torsione da rimpiazzare.


E’ vero che la chitarra, nel corso del xix utilizzò corde rivestite su anima di budello?

No:  l’esame della documentazione storica ha sinora ampiamente dimostrato che sia la chitarra a sei corde doppie (Spagna del tardo Settecento-inizi secolo seguente) o a corde semplici  utilizzò esclusivamente bassi rivestiti su anima di seta.

La seta, nei bassi della Chitarra, rimase in uso fino alla comparsa commerciale del multifilamento di nylon vale a dire intorno al 1946-50.


Ho montato una corda tipo venice dello stesso diametro della precedente (che era di tipo ordinario in alta torsione) ma risulta più molle al tatto: perché?

Due corde dello stesso diametro e fatte dello stesso materiale (in condizioni di  parità di l. vibrante ed intonazione), secondo la formula delle corde,  manifestano anche la medesima tensione di lavoro. Questo è però vero a condizione che il diametro rimanga il medesimo, per entrambe, anche in stato di trazione.

In pratica questo si verifica soltanto se si è in presenza di corde fatte esattamente nella medesima, identica maniera.  In altre parole esse devono manifestare -a parità di Kg- lo stesso cedimento longitudinale e, di conseguenza, la stessa riduzione percentuale di diametro (evidenziato ad esempio dallo stesso numero di forniti giri al pirolo in fase di accordatura).

Un corda tipo Venice, per sua natura, si allunga molto di più di una in alta torsione ordinaria. Di conseguenza, a parità di frequenza di intonazione, il suo diametro si ridurrà percentualmente di più.

Da qui la necessità di utilizzare un calibro di partenza un pò più grosso: sotto tensione, il nuovo assetto di calibro andrà ad eguagliare quindi quello della corda ordinaria .

La tensione di lavoro sarà dunque finalmente eguale.

In pratica il diametro corretto di una Venice si ottiene moltiplicando per il coefficiente 1,07  il calibro di una data corda in alta torsione da rimpiazzare.