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Musica Antica - Sconti per cambio produzione

Qui puoi trovare la lista delle corde HR, V (mucca) e tipo D (diametro inferiore al 100) in sconto per cambio produzione.
Scrivi ad aquila@aquilacorde.com per acquistarle o per ricevere maggiori informazioni!

Corde tipo "HR" - Budello semirettificato di mucca

Codice Lunghezza Diametro Quantità
70HR 120 cm 0.7 mm 25
79HR 120 cm 0.79 mm 55
82HR 120 cm 0.82 mm 36
85HR 120 cm 0.85 mm 5
88HR 120 cm 0.88 mm 2
104HR 120 cm 1.04 mm 22
108HR 120 cm 1.08 mm 26
124HR 120 cm 1.24 mm 1
132HR 120 cm 1.32 mm 345
136HR 120 cm 1.36 mm 120
140HR 120 cm 1.4 mm 120
145HR 120 cm 1.45 mm 61
150HR 120 cm 1.5 mm 17
155HR 120 cm 1.55 mm 120
170HR 120 cm 1.7 mm 18
180HR 120 cm 1.8 mm 24
190HR 120 cm 1.9 mm 6
140HR180 180cm 1.4 mm 3
160HR180 180 cm 1.6 mm 2
180HR180 180 cm 1.8 mm 1
240HR180 180 cm 2.4 mm 1
250HR180 180 cm 2.5 mm 1
260HR180 180 cm 2.6 mm 2
270HR180 180 mm 2.7 mm 1
280HR180 180 cm 2.8 mm 7
290HR180 180 cm 2.9 mm 5
400HR180 180 cm 4.0 mm 1

Corde tipo "V" - budello VENICE di mucca

Codice Lunghezza Diametro Quantità
60V 120 cm 0.60 mm 1
66V 120 cm 0.66 mm 2
68V 120 cm 0.68 mm 2
70V 120 cm 0.7 mm 15
73V 120 cm 0.73 mm 5
76V 120 cm 0.76 mm 1
82V 120 cm 0.82 mm 4
85V 120 cm 0.85 mm 8
88V 120 cm 0.88 mm 11
91V 120 cm 0.91 mm 6
94V 120 cm 0.94 mm 19
97V 120 cm 0.97 mm 50
100V 120 cm 1.00 mm 36
104V 120 cm 1.04 mm 16
108V 120 cm 1.08 mm 4
120V 120 cm 1.20 mm 3
128V 120 cm 1.28 mm 2
136V 120 cm 1.36 mm 3
140V 120 cm 1.40 mm 4
145V 120 cm 1.45 mm 1
150V 120 cm 1.50 mm 2
155V 120 cm 1.55 mm 7
160V 120 cm 1.6 mm 5
170V 120 cm 1.7 mm 1
180V 120 cm 1.80 mm 11
190V 120 cm 1.90 mm 11
200V 120 cm 2.00 mm 4
210V 120 cm 2.10 mm 1
240V 120 cm 2.40 mm 1
280V 120 cm 2.80 mm 2

Corde rivestite tipo "D"

Codice Lunghezza Quantità
73D 105 cm 15
73D 160 cm 4
73D 180 cm 5
76D 105 cm 17
76D 120 cm 8
76D 180 cm 2
79D 120 cm 4
79D 180 cm 2
82D 160 cm 0
85D 105 cm 1
88D 105 cm 6
88D 120 cm 1
88D 140 cm 2
88D 160 cm 0
94D 105 cm 6
94D 140 cm 2


Oasi Vegre

«L’oasi di Vegre sia pubblica»
Nasce un movimento che chiede l’acquisizione dell’area verde Comune e Regione ci stanno ma il privato vuole due milioni

Un sogno chiamato oasi di Vegre. E per farlo diventare realtà è nato un gruppo organizzato di persone amanti dell’ambiente e desiderose di fare qualcosa di utile per il territorio. Nasce così il “Coordinamento amici oasi di via Vegre”, fondato nelle scorse settimane dal calidonense Mimmo Peruffo. Un movimento nuovo e innovativo che, per la prima volta, riunisce sotto un’unica bandiera tutte le persone che, in vari modi, negli ultimi anni hanno sostenuto la creazione dell’oasi di via Vegre. L’obiettivo comune è dunque, come si legge nella lettera inviata all’amministrazione, “far si che una porzione del bacino di laminazione sia destinata ufficialmente ad oasi”.
Ma per fare questo è fondamentale che l’appezzamento diventi pubblico, in quanto ora è di proprietà privata.
Da anni si discute dell’opportunità di far diventare un’oasi a tutti gli effetti la piccola area paludosa dove, per buona parte dell’anno, nidificano decine di specie di volatili, che si servono della zona umida per sostare durante le rotte migratorie. (…)

Giulia Armeni

Articolo originale:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Provincia/666782_loasi_di_vegre_sia_pubblica/

https://www.facebook.com/pages/Coordinamento-Amici-Oasi-di-via-Vegre-Caldogno/422400561192194

http://www.youtube.com/channel/UCDZjufx8kjTRqnicjOXzxjQ

http://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/grande-vicenza/pago-io-il-terreno-per-l-oasi-vegre-1.5294432


Come lavoriamo

I contenuti che troverete in queste pagine dedicate alle corde per la Musica Antica  sono  per la maggior parte frutto della nostra personale attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione secondo i seguenti criteri:

1) nell’andare personalmente sul posto (privati, musei, istituti etc) a rilevare le misure di spezzoni di corda (e possibilmente nel prelevare dei campioni) per poi elaborarne i dati al fine di realizzare una relazione tecnica/database sia per uso proprio che per l’ente/privato  dove sono stati fatti i rilievi.

2) nella ricerca di documentazione cartacea inedita in biblioteche, istituti, privati e archivi di stato

3) Nella ricerca di nuove evidenze iconografiche e nella valutazione di quelle già note

3) Nell’elaborare secondo dei criteri tecnici la documentazione storica/tecnica/iconografica acquisita riguardante l’attività cordaia del passato

4) Nel realizzare nel pratico quanto scoperto ed elaborato della tecnologia cordaia del passato

5) Nell’intervistare gli ultimi cordai sopravvisuti e/o visitare i luoghi dove esistevano importanti corderie compiendo un’indagine esaustiva con relative interviste ed acquisizione di documentazione/attrezzi etc etc.

5) Nel fare attività divulgativa di quanto trovato/ elaborato/sperimentato/ipotizzato tramite libri, articoli, conferenze, FB e video conferenze e lezioni scolastiche.

6) Nell’eseguire prove ed esperimenti pratici di verifica di quanto affermato nella trattatistica del passato

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Qui nella galleria di immagini potrete vedere alcuni aspetti della nostra attività (visite nei musei e relative schede di spezzoni di corda; documenti cartacei ritrovati, interviste video e audio agli ultimi cordai italiani, consulenze tecniche etc.


Le corde in budello intero di agnello: solo un mito del passato o sono davvero diverse?

 

Nel ciclo produttivo del XVI, XVII, XVIII e XIX secolo gli animali il cui intestino veniva comunemente utilizzato nelle corderie di Roma, Napoli, Lione, Monaco etc era sia quello di capra che quello di ovino. Questa seconda categoria veniva a sua volta sottodistinta in budello di agnello, budello di pecora e infine budello di montone.

Nei macelli si abbatteva in realtà di tutto e sempre per soli motivi alimentari; stava poi al cordaio selezionare le budella (provenienti da fonti diversificate e talvolta anche molto lontane) a seconda del loro diametro seguendo la regola a noi pervenuta che i budelli di minor diametro dovevano essere usati solo per le corde più sottili e viceversa.

Risulta particolarmente interessante la particolare situazione di Roma e Napoli, dove nel periodo pasquale venivano abbattuti ingenti quantità di agnelli e capretti ancora molto giovani il cui budello veniva destinato alla fabbricazione dei cantini di Liuto, smerciati poi in tutta Europa.

La situazione comune che si ritrova in numerosi documenti italiani del XVIII e XIX secolo è che con tre/quattro budelli interi si deve ottenere il range di diametri tipici del cantino del violino: i budelli di partenza dovevano dunque essere davvero piuttosto sottili.

 

Un documento romano della metà del Seicento (Attanasio Kircher, “Musurgia Unniversalis”, Roma 1650) riporta addirittura l’interessante informazione che il cantino del Liuto veniva fatto utilizzando un singolo budello intero di agnello soltanto:

 

L’utilizzo del budello intero fu dunque la regola in quei paesi (come la Spagna, Portogallo e Italia) dove si disponeva di animali di piccola taglia il cui numero di tre, talvolta quattro budelli accoppiati e ritorti, forniva il range di diametri adatti come prima di Violino.

All'estero invece (Francia, Austria, Germania ecc.) la situazione era ben diversa: i loro agnelli, vuoi per la razza, vuoi per il clima o il tipo di alimentazione avevano dimensioni maggiori di quelli italiani e spagnoli; inoltre non venivano mai abbattuti in tenera età al contrario di quanto accadeva in Italia. A causa del budello di maggior sezione non si riusciva pertanto ad ottenere il diametro adatto al cantino del Violino, bensì maggiore: questo è il motivo principale delle ingenti ordinazioni di cantini per Liuto e Violino rivolti a Roma e a Napoli dalle varie nazioni europee nel XVII, XVIII e XIX secolo. Vi sono diversi documenti del XVIII e XIX secolo, soprattutto francesi che analizzano bene la situazione arrivando alla conclusione che a causa della loro tipologia di ovini risulta impossibile riuscire ad imitare la qualità dei cantini di Napoli.

Da questo tipo di problema venne pertanto la ingegnosa soluzione di fendere a metà e per lungo l’intestino in modo da ottenere delle strisce più sottili in modo da aggirare così l’ostacolo, tecnica usata anche oggi praticamente da tutti i cordai, sia che si tratti di budello di mucca che ovino.

Dai documenti ritrovati sembrerebbe che questa tecnica sia stata introdotta in Germania solo nel tardo XVIII secolo (l’inventore tedesco si guadagnò un premio da parte della municipalità locale) mentre in realtà se ne conosce l’uso sin dalla seconda metà del XVI secolo almeno: negli statuti dei cordai di Roma del 1587; 1591; 1642 e 1678 viene infatti proibito, pena multe salate o anche galera, di fabbricare corde a partire da budelli ‘spaccati nel mezzo’.

 

 

 

Negli statuti dei cordai di Lisbona del tardo Seicento è parimenti scritto che il cordaio che venisse scoperto a mescolare budelli interi con budelli tagliati in strisce verrà costretto a pagare una multa salata:

 

Si tratterebbe dunque di una frode commerciale. Un documento italiano della metà del 1846 afferma infatti che l’uso di strisce per realizzare le corde invece che usare il budello intero è da considerare come tale e insegna anche come smascherarla:

 

Ma perché in Italia e Portogallo erano così severi contro chi tagliava/utilizzava il budello in strisce? Non era forse un sistema ingegnoso per poter utilizzare anche dell’intestino più grosso e maggiormente disponibile?

Fino a pochi mesi fa si riteneva comunemente che una corda realizzata in budello intero dovesse avere le stesse proprietà acustiche di una ottenuta invece da strisce. La recente nostra riscoperta del sistema antico in uso in Italia di fabbricare le corde di budello intero ha mostrato invece una realtà completamente diversa: le corde di questo tipo presentano maggiori prestazioni acustiche, raggiungono facilmente una stabile accordatura, sono più resistenti alla trazione e anche molto più stabili ai cambi climatici rispetto alle omologhe realizzate a partire da strisce.

Questa serie di riscontri spiegherebbe definitivamente perché le corde prodotte in Italia (e in misura minore in Spagna) godettero di quella reputazione da sempre decantata nei documenti europei dal tardo XVI sino prima metà del XX secolo e spiegano anche il motivo per cui si vigilava così attentamente che non ci fossero iniziative fraudolente da parte dei cordai locali.

 

Ma il budello intero suona davvero meglio?

Assolutamente sì.

Come si è prima accennato, le corde in budello intero non tagliato non solo hanno dimostrato una grande resa acustica in termini di volume e di colori ottenibili ma possiedono anche una elevata resistenza alla trazione, rapida e stabile intonazione e tenuta ai cambi climatici. Se ci trovassimo anche noi in quei tempi certamente faremo di tutto per preservare questa qualità perseguitando ogni forma di frode.

Ci siamo chiesti in cosa più consistere la ragione di questa miglior sonorità, stabilità e resistenza meccanica: se realizziamo infatti due corde identiche a partire dallo stesso budello (ma di cui una sia ottenuta da strisce) otteniamo dei risultati molto differenti.

Abbiamo concluso che il possibile ‘segreto’ di questa speciale qualità sia il risultato della conformazione naturale dell’intestino, il quale presenta da un lato una sorta di robusto e sottile ‘laccio’ longitudinale su cui aderisce la sottile e delicata ‘tubazione’ dell’intestino. Durante la fase di torcitura essa si spalma intorno al suddetto laccio che, al contrario, risulta in trazione ai suoi estremi quasi a realizzare una ipotetica corda rivestita la cui anima risulta il citato ‘laccio’.

Ecco il video:

 

Vivi felice

Mimmo Peruffo