7. Perché non riesco ad utilizzare i calibri storici sul mio violino/viola/cello?

Vi possono essere diverse cause:

  • non siete ancora abituati a suonare con calibri più consistenti del solito
  • le corde di maggior spessore producono una pressione eccessiva sulla tavola armonica, pressione che va a soffocare il suono prodotto: diminuire la pressione riducendo l’angolo dato dalle corde sul ponte, per mezzo di uno spessore posto tra la cordiera e il bordo della tavola armonica (soluzione adottata anche dagli antichi) , oppure, se si può, abbassare il ponte stesso.

Per ulteriori dettagli suggeriamo di visitare questo sito: www.damianstrings.com/baroque%20set-up.htm


8. Che differenza c’è tra una corda in bassa torsione ed una in alta torsione?

Una differenza importante: una corda in alta torsione risulta essenzialmente molto più elastica, la quale reagirà di conseguenza con facilità sia a pizzico che sotto l’arco producendo una grande escursione dinamica e varietà timbrica.

Per contro una corda in bassa torsione – che è più rigida – risulta meno reattiva ma più robusta alla trazione: essa è pertanto destinata alle corde di cantino in genere

A parità di materiale elasticità e resistenza alla trazione sono inversamente proporzionali: ecco perchè non è possibile utilizzare una corda in alta torsione come cantino; essa si romperebbe facilmente.

Tutto bene invece se fosse realizzata in bassa torsione. Non così bene  infine se questa ultima dovesse essere impiegata in registri intermedi: la resa acustica ne uscirebbe impoverita.


9. Che cosa sono le corde semirettificate?

Una corda moderna viene oggi levigata mediante un’apposita macchina fino ad ottenere una superficie perfettamente liscia: questo va certamente a discapito delle fibre superficiali che vengono così inevitabilmente danneggiate.

Nella corda semirettificata invece l’operazione di levigatura viene  fermata prima di arrivare ad ottenere una superficie completamente liscia: in questo modo si riesce non solo ad imitare al meglio la levigatura manuale di un tempo

ma si ottiene il risultato che la maggior parte delle fibre superficiali rimangono sostanzialmente intatte.

Questo si traduce in una maggior durata della corda, maggior tenuta di accordatura e miglior resa acustica (le fibre spezzate producono infatti un effetto smorzante sul suono).


Che manutenzione richiedono le corde di budello?

Generalmente nessuna. Per le corde di contrabbasso si suggerisce invece di trattarle episodicamente, nel tratto soggetto all’azione delle dita della mano sinistra, con grasso di cervo reperibile in farmacia. Questo aumenterà la loro durata.

Se non trovate il grasso di cervo utilizzate pure il grasso incoloro da scarponi: è stato testato con pieno successo ed è sicuramente preferibile a quello di un essere vivente.


Che manutenzione richiedono le corde rivestite?

Nessuna in particolare. Umettarle nella loro lunghezza con olio d’oliva o mandorla qualora si manifesti, con i climi particolarmente secchi e freddi, una leggera vibrazione del filo contro l’anima interna.


Come posso verificare se una corda è giusta o falsa?

Si deve fare il semplice test che risulta descritto in Ganassi, Mersenne, Le Roy  ed altri ancora e che permette di  distinguere rapidamente una corda falsa da una buona. In pratica si deve tendere la corda tra le mani e si pizzica ripetutamente con un dito a 5 cm circa da un termine osservando attentamente la qualità del fuso di vibrazione .Il fuso deve essere omogeneo senza alcun tremolo al suo interno. Questo test veniva diffusamente eseguito perché la levigatura delle corde veniva  effettuata a mano libera con conseguente rischio di imprecisione nel diametro finale. Al giorno d’oggi, in virtù della rettifica meccanica, esso risulta generalmente superfluo.


Che cosa è l’ indice di rottura di una corda?

L’ Indice di Rottura di una corda (Breacking Index), esprime la massima frequenza verso l’acuto raggiungibile da una corda di budello di qualunque diametro (sic!) alla lunghezza vibrante unitaria di 1 metro.  Per il budello ed il Nylgut si può ritenere valido il valore medio di 260 Hz/mt (in altre parole, ciò sta a significare che alla lunghezza vibrante di 1,0 metri una corda di budello -o di Nylgut-  si romperà statisticamente alla frequenza di 260 Hz: più o meno un ‘Do’).

Si evince quindi che il prodotto tra la frequenza di intonazione del cantino e la lunghezza vibrante dello strumento (prodotto detto più propriamente ‘Indice di Lavoro’) deve pertanto essere sempre al di sotto di questo valore, pena altrimenti la rottura immediata della corda (se si supera il valore di 260) oppure la rottura entro un breve lasso di tempo se si è compresi tra un indice di 240 e 260. Nessun problema al di sotto di 240.

A cosa serve??

Questa formula è utile al fine di verificare se una data lunghezza vibrante risulta o no eccessiva per l’ intonazione richiesta al cantino. Preziosa per i liutai!

Esempio: è possibile accordare in La (a- 440 Hz corista) un liuto di 62 cm di lunghezza vibrante?

Risposta: 62 cm = 0,62 metri. Quindi: 0,62 mt X 440 Hz (frequenza del la del cantino) = 272,8

La risposta è no

Quale dovrebbe essere la lunghezza vibrante corretta per poter accordare un liuto in La?

Per la sicurezza del cantino operariamo con un Indice inferiore o uguale  a 240.

Pertanto: 240/440 Hz (frequenza del cantino) = 0,545 metri.

In pratica sono da adottare non più di 54 cm di lunghezza vibrante.

Regola pratica (considerando nullo un eventuale ‘effetto taglio’):

  • Indice di  Lavoro  inferiore o uguale a 240: semaforo verde (il cantino si trova in una condizione di sufficiente sicurezza)
  • Indice di Lavoro compreso tra 250 e 260: semaforo arancione (il cantino potrebbe statisticamente rompersi entro poche ore/giorni, soprattutto se si è in condizioni di umidità elevata)
  • Indice di Lavoro maggiore di 260: semaforo rosso (il cantino si rompe istantaneamente o dopo alcuni minuti)

A causa dello scarso grado di standardizzazione questa verifica si impone soprattutto negli strumenti medioevali e nelle relative arpe o anche nelle copie esatte di stumenti da museo, liuti in testa (non è detto affatto che la vibrante dello strumento originale – ottimizzata appositamente per il corista del committente di allora – sia idonea anche per il nostro corista moderno, generalmente più acuto!).


Che cosa è il limite inferiore acustico di una corda di budello?

E’ il massimo diametro che risulta ancora atto a produrre una resa acustica  mediamente accettabile per le nostre orecchie (è in altre parole il suo grado di inarmonicità). Il limite risulta empirico ed è funzione innanzitutto del grado di elasticità della corda. Seguono poi i fattori esterni, vale a dire:

  • la lunghezza vibrante, se lo strumento è a pizzico o ad arco
  • la qualità dello strumento
  • la tensione di lavoro.

Si può anche qui esprimere come Indice di  Qualità Acustica, pari cioè al prodotto della lunghezza vibrante dello strumento in metri per la frequenza in Hz della corda in esame.

Empiricamente parlando, nella famiglia dei liuti mezzano in Sol (costruiti oggigiorno con 60-62 cm di lunghezza vibrante) una corda di 1,0 mm (5 coro) che sia stata realizzata in alta torsione comincia di per sé ad essere afona al punto tale da richiedere l’ottava appaiata. Il diametro di 1,40 mm, nel caso di una corda realizzata a gomena (tipo Venice) si può considerare senz’altro come il limite estremo di accettabilità (il 6 coro di un liuto). Nel caso di uno strumento ad arco di pari lunghezza vibrante tale  limite si eleva empiricamente di una fattore 1,1.

A cosa serve saperlo?

Serve per poter decidere, durante il calcolo dei diametri,  quando è arrivato il momento di passare da una corda in budello naturale, Nylgut o Nylon ad una di tipo ricoperto.

Regola pratica:

  • Indice di Qualità Acustica di 100: una corda di budello/Nylgut/Nylon comincia a manifestare una certa perdita di qualità acustica (necessità, ad esempio, delle ottave appaiate nei Liuti)
  • Indice di Qualità Acustica minore di 80: bisogna passare ad una corda di tipo rivestito o di budello appesantito.


Come si misura il diametro di una corda?

Il diametro viene oggigiorno misurato per mezzo di un micrometro di elevata precisione.

Bisogna tuttavia avvertire di verificare accuratamente lo zero prima di ogni misura e di non schiacciare eccessivamente la corda durante la misura. In entrambi i casi si otterrebbero dati sfalsati.

E nel passato??

A partire dal 1830 circa e fino alla metà del XX secolo i musicisti si servirono del misuracorde o gauge (la prima descrizione si trova in LOUIS  SPOHR; Violinschule […], Wien 1832).

Luis Spohr’s gauge is a metal plate with an acute ‘V’ with gauges scored on the edges: the string slid in until it touches both sides of the V. at this point we read its gauge value.

This method, obviously, allows for a certain margin of approximation. We have no record of similar methods being used in the 18th century.

Marin Mersenne (Harmonie universelle, Paris 1636) suggests winding the string around a small cylinder a given number of times, measuring its length and dividing by the number of spires.

Esso è nella pratica una piastrina di metallo con un intaglio a ‘V’ piuttosto acuto: la corda da misurare si inserisce all’interno dell’intaglio spostandola fino a che non aderisce ad entrambi i lati  dello stesso. A questo punto si  legge la misura sulla scala graduata lungo l’intaglio. Va da sé che la misura presenta un certo grado di incertezza. Non sono noti sistemi simili in uso nel XVIII secolo. Marin Mersenne (Harnomie universelle […], Paris 1636) suggerisce di avvolgere  intorno ad un cilindretto un numero noto di spire ben accostate e quindi di misurarne l’intera larghezza e dividerla per il numero di spire.