Come venivano vendute le corde un tempo?

La scalatura dei diametri (esempio: 62, 64, 66 etc..) è un’invenzione relativamente moderna; adottata dopo l’introduzione della rettifica meccanica di precisione.

Sino agli inizi del XX secolo il diametro di una corda era stabilito soprattutto dal numero di budelli necessari per fabbricarla. Il cantino di violino ad esempio ne utilizzava generalmente tre.

Questo sta a significare che, essendo il budello un prodotto naturale non standardizzabile completamente nelle sue dimensioni fisiche, si otteneva non un calibro unico bensì un range di diametri prodotti.

Sempre nel caso del violino il range di calibri ottenibili con tre budelli di agnello variava tra 0,65 mm e 0,75 mm, con una forte prevalenza quantitativa dei calibri intermedi (0,68 mm – 0,70 mm).

Le corde venivano generalmente vendute in buste oliate contenenti 30-50 corde fatte tutte a partire dallo stesso numero di budelli: spettava al musicista innanzitutto selezionare, mediante il test di Mersenne, le corde false da quelle buone e poi, tramite il misuracorde, separare quelle per lui troppo sottili o troppo grosse.


Perché le corde vengono talvolta verniciate?

Una corda viene verniciata al fine di ritardare l’usura superficiale.

L’operazione di verniciatura  non è storica; i primi campioni di corde verniciate da noi osservati risalgono soltanto agli anni al 1920-30.  Una corda verniciata presenta una resa acustica lievemente opaca mentre l’attacco dell’arco a volte risulta più difficoltoso e facile all’emissione di ‘fischi’.


Come devono essere accomodati i solchi per le corde al capotasto ed al ponticello?

La maggior parte delle rotture delle corde sono ascrivibili all’effetto taglio indotto dal capotasto e dal ponticello. Nel tardo Seicento ad esempio (Thomas Mace, 1676) si suggerisce quanto segue:

prendete un coltello e fate una piccola impressione sul capotasto, che deve poi essere limata abbastanza profonda da farci stare le corde…dopo aver marcato la posizione di tutte le corde, il che può essere fatto con una matita o inchiostro e penna. …dovete prenderlo [il capotasto] e polirlo molto bene (ma specialmente i solchi)…prendete un pezzo nuovo di pelle bovina e un po’ di gesso grattato e bagnato di saliva e strofinate accuratamente fino a che i solchi saranno molto lisci…

Ogni spigolo vivo e/o angolo brusco deve dunque essere accuratamente eliminato.

Soltanto al termine di questa operazione suggeriamo di disporre nei solchi della grafite lubrificante di una matita oppure del sapone ben secco: si otterrà un tal modo non solo una migliore stabilità e facilità di intonazione ma si eviterà anche che la corda -essendo tenera- si appiattisca e si inceppi all’interno del solco facilitando pertanto la sua possibile rottura.

John Dowland ad esempio (Other necessary observations belonging to the lute”, in ROBERT DOWLAND: Varietie of lute-lessons […], Thomas Adams, London 1610, paragraph “Of setting the right sizes of string”) suggerì quanto segue:

…il rimedio migliore quando le corde si attaccano è strofinare i solchi nel capotasto (dove scorrono le corde) con un po’ di olio, cera o matita nera’.


Ho misurato il diametro di una corda di budello ed ho visto che a volte è lievemente diverso da quello dichiarato sulla busta: è un difetto di lavorazione o cosa?

No, il budello è un materiale estremamente igroscopico: l’assorbimento di umidità incide pertanto in più o in meno nel diametro finale: corde misurate ad esempio durante una giornata piuttosto umida presenteranno un calibro maggiore e viceversa.

Si è rilevato sperimentalmente che una corda di budello di .82 mm durante una giornata umida può arrivare a misurare  fino a .84 mm; .80 mm invece durante una giornata particolarmente secca.  I diametri delle nostre corde sono riferiti alla temperatura di 20° C e 60% di umidità relativa.

Questa variazione di calibro incide tuttavia in maniera minima sulla tensione di lavoro.


Come si conservano le corde?

Il nemico principale delle corde di budello è l’umidità: preservare le corde dentro sacchetti di nylon o scatole a tenuta ermetica.
Una corda ben stoccata conserva le sue qualità  per molti decenni.


Come si rimedia il problema del ‘buzzing’ nelle corde rivestite di tipo storico?

Le corde rivestite storiche, non disponendo del cuscino di compensazione tra l’anima e il filo di ricopertura, durante i climi particolarmente rigidi e secchi possono andare incontro a questo tipo di problema. I metodi del tempo (vedere FRIEDRICH  DOTZAUER: “Methode de violoncelle”, Richault, Paris  1830 ca) suggeriscono di umettare leggermente e per tutta la sua lunghezza la corda con delle gocce d’olio di oliva o mandorla al fine di far gonfiare leggermente l’anima ed eliminare il problema del ronzio. Non usare mai acqua.


Come si prepara uno strumento da montare in budello?

Curando essenzialmente che non vi siano punti che a contatto della corda che producano l’effetto taglio (capotasto, ponticello, cordiera; vedere questa faq ). La quantità di corda avvolta intorno al pirolo dovrebbe essere la minore possibile evitando troppi sormonti (che rendono la stabilità di incordatura evanescente) e che si schiacci lateralmente alla cassetta dei piroli (vedere THOMAS  MACE: Musik’s monument […], the author & John Carr, London 1676).

Liuti: vi suggeriamo di leggere un interessante lavoro fatto dal liutaio Jiri Cepelak: http://lute.cepelak.cz/care.pdf


Che cosa è l’indice di lavoro di una corda?

E’ un numero che si ottiene dal prodotto tra la lunghezza vibrante in metri e la frequenza in Hz di intonazione del cantino. Esso sta ad indicare la bontà della ‘quantità’ di lunghezza vibrante prescelta rispetto all’intonazione richiesta; bontà che si traduce da un lato nel rischio di rottura prematura della prima corda (se tale lunghezza risulta eccessiva: vederequesta faq) ; al lato opposto per la probabilità dell’insorgere di problemi di qualità acustica da parte delle corde più gravi (se la lunghezza vibrante risulta troppo ridotta si ottiene un suono più ovattato).

Negli strumenti a pizzico come il liuto e nel violino è bene che l’Indice di Lavoro si mantenga entro un range di 230-240 Hz x mt. In questo modo il cantino lavora nei pressi della rottura garantendo la miglior resa acustica possibile dei registri bassi.


Che cosa è il nylgut?

Il Nylgut è un materiale sintetico da noi scoperto e brevettato nel 1997: esso presenta lo stesso peso specifico medio del budello ed un ridotto assorbimento di umidità -pari al 10% soltanto- di quello del Nylon da musica. In pratica si può definire un ‘budello sintetico’.Teoricamente una corda di budello e una di Nylgut dovrebbero avere lo stesso calibro. A causa però dell’elevato allungamento longitudinale del Nylgut si suggerisce di utilizzare, per quest’ultimo,  un diametro leggermente superiore. Tirare bene e a più riprese le corde di Nylgut in fase di prima accordatura. Per l’effetto taglio seguire gli stessi suggerimenti indicati per le corde di budello in questa faq.

A causa di problemi di scivolamento d’attacco il Nylgut non è  utilizzabile negli strumenti ad arco


Quali furono le montature tipiche per quartetto d’archi nel corso del xviii e xix secolo?

L’argomento è certamente piuttosto vasto. Si suggerisce pertanto questo approfondimento.

In estrema sintesi:

Violino: prime tre corde in budello nudo; quarta di tipo rivestito con filo tondo

L’impiego di una terza corda rivestita di tipo moderno non è storicamente corretto. Fu tuttavia in uso, nella sola Francia del XVIII secolo, il RE di tipo demifilè (open- wound), sostituito poi nel XIX secolo da una corda in budello naturale.

Viola: Prime due corde in budello naturale; terza e quarta di tipo rivestito.

Cello: per repertori  antecedenti al 1730 ca: prime tre in budello naturale; quarta di tipo rivestito.

Dopo il 1730 ca: terza e quarta di tipo rivestito.

Contrabbasso a tre corde: le prime due in budello naturale; la terza sia in budello naturale che rivestito

Contrabbasso a quattro corde: le prime due in budello naturale; la terza sia in budello naturale che rivestito; la quarta rivestita

Si sottolinea qui come l’uso delle corde  rivestite moderne (filo metallico piatto; anime di budello piuttosto rigido; seta tra l’anima e l’avvolgimento metallico; bilanciamento tra anima e metallo differente dai criteri storici etc) così diffuso al giorno d’oggi vada a snaturare pesantemente la vera espressività dello strumento con montatura storica