Che manutenzione richiedono le corde rivestite?

Nessuna in particolare. Umettarle nella loro lunghezza con olio d’oliva o mandorla qualora si manifesti, con i climi particolarmente secchi e freddi, una leggera vibrazione del filo contro l’anima interna.


Come posso verificare se una corda è giusta o falsa?

Si deve fare il semplice test che risulta descritto in Ganassi, Mersenne, Le Roy  ed altri ancora e che permette di  distinguere rapidamente una corda falsa da una buona. In pratica si deve tendere la corda tra le mani e si pizzica ripetutamente con un dito a 5 cm circa da un termine osservando attentamente la qualità del fuso di vibrazione .Il fuso deve essere omogeneo senza alcun tremolo al suo interno. Questo test veniva diffusamente eseguito perché la levigatura delle corde veniva  effettuata a mano libera con conseguente rischio di imprecisione nel diametro finale. Al giorno d’oggi, in virtù della rettifica meccanica, esso risulta generalmente superfluo.


Che cosa è l’ indice di rottura di una corda?

L’ Indice di Rottura di una corda (Breacking Index), esprime la massima frequenza verso l’acuto raggiungibile da una corda di budello di qualunque diametro (sic!) alla lunghezza vibrante unitaria di 1 metro.  Per il budello ed il Nylgut si può ritenere valido il valore medio di 260 Hz/mt (in altre parole, ciò sta a significare che alla lunghezza vibrante di 1,0 metri una corda di budello -o di Nylgut-  si romperà statisticamente alla frequenza di 260 Hz: più o meno un ‘Do’).

Si evince quindi che il prodotto tra la frequenza di intonazione del cantino e la lunghezza vibrante dello strumento (prodotto detto più propriamente ‘Indice di Lavoro’) deve pertanto essere sempre al di sotto di questo valore, pena altrimenti la rottura immediata della corda (se si supera il valore di 260) oppure la rottura entro un breve lasso di tempo se si è compresi tra un indice di 240 e 260. Nessun problema al di sotto di 240.

A cosa serve??

Questa formula è utile al fine di verificare se una data lunghezza vibrante risulta o no eccessiva per l’ intonazione richiesta al cantino. Preziosa per i liutai!

Esempio: è possibile accordare in La (a- 440 Hz corista) un liuto di 62 cm di lunghezza vibrante?

Risposta: 62 cm = 0,62 metri. Quindi: 0,62 mt X 440 Hz (frequenza del la del cantino) = 272,8

La risposta è no

Quale dovrebbe essere la lunghezza vibrante corretta per poter accordare un liuto in La?

Per la sicurezza del cantino operariamo con un Indice inferiore o uguale  a 240.

Pertanto: 240/440 Hz (frequenza del cantino) = 0,545 metri.

In pratica sono da adottare non più di 54 cm di lunghezza vibrante.

Regola pratica (considerando nullo un eventuale ‘effetto taglio’):

  • Indice di  Lavoro  inferiore o uguale a 240: semaforo verde (il cantino si trova in una condizione di sufficiente sicurezza)
  • Indice di Lavoro compreso tra 250 e 260: semaforo arancione (il cantino potrebbe statisticamente rompersi entro poche ore/giorni, soprattutto se si è in condizioni di umidità elevata)
  • Indice di Lavoro maggiore di 260: semaforo rosso (il cantino si rompe istantaneamente o dopo alcuni minuti)

A causa dello scarso grado di standardizzazione questa verifica si impone soprattutto negli strumenti medioevali e nelle relative arpe o anche nelle copie esatte di stumenti da museo, liuti in testa (non è detto affatto che la vibrante dello strumento originale – ottimizzata appositamente per il corista del committente di allora – sia idonea anche per il nostro corista moderno, generalmente più acuto!).


Che cosa è il limite inferiore acustico di una corda di budello?

E’ il massimo diametro che risulta ancora atto a produrre una resa acustica  mediamente accettabile per le nostre orecchie (è in altre parole il suo grado di inarmonicità). Il limite risulta empirico ed è funzione innanzitutto del grado di elasticità della corda. Seguono poi i fattori esterni, vale a dire:

  • la lunghezza vibrante, se lo strumento è a pizzico o ad arco
  • la qualità dello strumento
  • la tensione di lavoro.

Si può anche qui esprimere come Indice di  Qualità Acustica, pari cioè al prodotto della lunghezza vibrante dello strumento in metri per la frequenza in Hz della corda in esame.

Empiricamente parlando, nella famiglia dei liuti mezzano in Sol (costruiti oggigiorno con 60-62 cm di lunghezza vibrante) una corda di 1,0 mm (5 coro) che sia stata realizzata in alta torsione comincia di per sé ad essere afona al punto tale da richiedere l’ottava appaiata. Il diametro di 1,40 mm, nel caso di una corda realizzata a gomena (tipo Venice) si può considerare senz’altro come il limite estremo di accettabilità (il 6 coro di un liuto). Nel caso di uno strumento ad arco di pari lunghezza vibrante tale  limite si eleva empiricamente di una fattore 1,1.

A cosa serve saperlo?

Serve per poter decidere, durante il calcolo dei diametri,  quando è arrivato il momento di passare da una corda in budello naturale, Nylgut o Nylon ad una di tipo ricoperto.

Regola pratica:

  • Indice di Qualità Acustica di 100: una corda di budello/Nylgut/Nylon comincia a manifestare una certa perdita di qualità acustica (necessità, ad esempio, delle ottave appaiate nei Liuti)
  • Indice di Qualità Acustica minore di 80: bisogna passare ad una corda di tipo rivestito o di budello appesantito.


Come si misura il diametro di una corda?

Il diametro viene oggigiorno misurato per mezzo di un micrometro di elevata precisione.

Bisogna tuttavia avvertire di verificare accuratamente lo zero prima di ogni misura e di non schiacciare eccessivamente la corda durante la misura. In entrambi i casi si otterrebbero dati sfalsati.

E nel passato??

A partire dal 1830 circa e fino alla metà del XX secolo i musicisti si servirono del misuracorde o gauge (la prima descrizione si trova in LOUIS  SPOHR; Violinschule […], Wien 1832).

Luis Spohr’s gauge is a metal plate with an acute ‘V’ with gauges scored on the edges: the string slid in until it touches both sides of the V. at this point we read its gauge value.

This method, obviously, allows for a certain margin of approximation. We have no record of similar methods being used in the 18th century.

Marin Mersenne (Harmonie universelle, Paris 1636) suggests winding the string around a small cylinder a given number of times, measuring its length and dividing by the number of spires.

Esso è nella pratica una piastrina di metallo con un intaglio a ‘V’ piuttosto acuto: la corda da misurare si inserisce all’interno dell’intaglio spostandola fino a che non aderisce ad entrambi i lati  dello stesso. A questo punto si  legge la misura sulla scala graduata lungo l’intaglio. Va da sé che la misura presenta un certo grado di incertezza. Non sono noti sistemi simili in uso nel XVIII secolo. Marin Mersenne (Harnomie universelle […], Paris 1636) suggerisce di avvolgere  intorno ad un cilindretto un numero noto di spire ben accostate e quindi di misurarne l’intera larghezza e dividerla per il numero di spire. 


Come venivano vendute le corde un tempo?

La scalatura dei diametri (esempio: 62, 64, 66 etc..) è un’invenzione relativamente moderna; adottata dopo l’introduzione della rettifica meccanica di precisione.

Sino agli inizi del XX secolo il diametro di una corda era stabilito soprattutto dal numero di budelli necessari per fabbricarla. Il cantino di violino ad esempio ne utilizzava generalmente tre.

Questo sta a significare che, essendo il budello un prodotto naturale non standardizzabile completamente nelle sue dimensioni fisiche, si otteneva non un calibro unico bensì un range di diametri prodotti.

Sempre nel caso del violino il range di calibri ottenibili con tre budelli di agnello variava tra 0,65 mm e 0,75 mm, con una forte prevalenza quantitativa dei calibri intermedi (0,68 mm – 0,70 mm).

Le corde venivano generalmente vendute in buste oliate contenenti 30-50 corde fatte tutte a partire dallo stesso numero di budelli: spettava al musicista innanzitutto selezionare, mediante il test di Mersenne, le corde false da quelle buone e poi, tramite il misuracorde, separare quelle per lui troppo sottili o troppo grosse.


Perché le corde vengono talvolta verniciate?

Una corda viene verniciata al fine di ritardare l’usura superficiale.

L’operazione di verniciatura  non è storica; i primi campioni di corde verniciate da noi osservati risalgono soltanto agli anni al 1920-30.  Una corda verniciata presenta una resa acustica lievemente opaca mentre l’attacco dell’arco a volte risulta più difficoltoso e facile all’emissione di ‘fischi’.


Come devono essere accomodati i solchi per le corde al capotasto ed al ponticello?

La maggior parte delle rotture delle corde sono ascrivibili all’effetto taglio indotto dal capotasto e dal ponticello. Nel tardo Seicento ad esempio (Thomas Mace, 1676) si suggerisce quanto segue:

prendete un coltello e fate una piccola impressione sul capotasto, che deve poi essere limata abbastanza profonda da farci stare le corde…dopo aver marcato la posizione di tutte le corde, il che può essere fatto con una matita o inchiostro e penna. …dovete prenderlo [il capotasto] e polirlo molto bene (ma specialmente i solchi)…prendete un pezzo nuovo di pelle bovina e un po’ di gesso grattato e bagnato di saliva e strofinate accuratamente fino a che i solchi saranno molto lisci…

Ogni spigolo vivo e/o angolo brusco deve dunque essere accuratamente eliminato.

Soltanto al termine di questa operazione suggeriamo di disporre nei solchi della grafite lubrificante di una matita oppure del sapone ben secco: si otterrà un tal modo non solo una migliore stabilità e facilità di intonazione ma si eviterà anche che la corda -essendo tenera- si appiattisca e si inceppi all’interno del solco facilitando pertanto la sua possibile rottura.

John Dowland ad esempio (Other necessary observations belonging to the lute”, in ROBERT DOWLAND: Varietie of lute-lessons […], Thomas Adams, London 1610, paragraph “Of setting the right sizes of string”) suggerì quanto segue:

…il rimedio migliore quando le corde si attaccano è strofinare i solchi nel capotasto (dove scorrono le corde) con un po’ di olio, cera o matita nera’.


Ho misurato il diametro di una corda di budello ed ho visto che a volte è lievemente diverso da quello dichiarato sulla busta: è un difetto di lavorazione o cosa?

No, il budello è un materiale estremamente igroscopico: l’assorbimento di umidità incide pertanto in più o in meno nel diametro finale: corde misurate ad esempio durante una giornata piuttosto umida presenteranno un calibro maggiore e viceversa.

Si è rilevato sperimentalmente che una corda di budello di .82 mm durante una giornata umida può arrivare a misurare  fino a .84 mm; .80 mm invece durante una giornata particolarmente secca.  I diametri delle nostre corde sono riferiti alla temperatura di 20° C e 60% di umidità relativa.

Questa variazione di calibro incide tuttavia in maniera minima sulla tensione di lavoro.