Ho montato una corda ma è saltata subito: perché?

Una corda di budello può saltare  immediatamente o dopo poche ore per tre condizioni: la corda è difettosa, la lunghezza vibrante è eccessiva (si è superato l’Indice di Rottura), i punti di contatto con la corda (solchi al capotasto e al ponticello; i fori della cordiera etc) sono taglienti e non lubrificati con grafite o sapone solido come suggerito dagli antichi.

  • Corda difettosa: in genere una corda difettosa si riconosce perché non salta generalmente di netto bensì per progressivo sfilacciamento, preannunciato dalla comparsa di piccoli peli e sbocciature lungo la sua superficie
  • Lunghezza vibrante eccessiva: verificare se il prodotto tra lunghezza vibrante (in metri) e la frequenza è maggiore del valore 240 in liuti, chitarre barocche, ribeche e vielle e strumenti per musica medioevale in genere.
  • Rottura causata da tagli sulla corda: una rottura di questo tipo si caratterizza per un cedimento istantaneo della corda la quale si rompe nel luogo ove l’effetto taglio si manifesta.

Attenzione: la corda si rompe in stato di trazione: questo significa che una volta che si è tagliata ad esempio al capotasto il punto di taglio nella corda non sarà più corrispondente ad esso perché la corda ora non è più in allungamento. Il punto di taglio si manifesterà pertanto alla seconda/terza posizione oppure -se è stato il ponticello a tagliare- tra il ponte e la cordiera.


Ho montato una corda tipo venice come cantino ma è saltata subito: perché?

Le Venice sono corde che presentano un’ elasticità piuttosto elevata, molto più di quella ottenibile da una normale corda in alta torsione. Essendo l’elasticità e la resistenza alla trazione inversamente proporzionali, si evince che questo tipo di corda non deve essere usata in posizioni dove l’ Indice di Qualità Acustica (che è il prodotto tra la l.vibrante in mt e la frequenza della corda in Hz) supera il valore di 140 Hz.mt (vale a dire quella dei cantini in genere).


Ho montato dei bassi rivestiti tipo de sul mio liuto ma mi sembrano piuttosto sorde rispetto alle altre: è normale?

Le corde di tipo DE sono state appositamente ideate per colmare il vuoto altrimenti esistente nel campo dei bassi che si trovano nelle tratte corte e medie degli arcileuti in genere e liuti in re minore a ‘collo di cigno’.

Le DE sono corde appositamente sbilanciate a favore dell’anima di Nylgut piuttosto che del metallo di ricopertura.

Si è ottenuto pertanto un risultato acustico tale da stemperare decisamente la sonorità tipica delle corde rivestite tradizionali, dominata dalla persistenza acustica, sovrarichezza di armonici e povertà di fondamentale.  Resa, in altre parole, eccessivamente chitarristica.

Per contro, qualora montate in liuti privi di tratta, la resa acustica sarà  centrata soprattutto sulla fondamentale, rendendo indispensabile l’uso delle ottave appaiate. Come al tempo, del resto.

Lo speciale bilanciamento delle DE è stato appositamente studiato al fine di ricostruire la sonorità tipica delle nostre corde in budello appesantito.


Ho montato una corda tipo venice dello stesso diametro della precendente (che era di tipo ordinario in alta torsione) ma risulta più molle al tatto: perché?

Due corde dello stesso diametro e fatte dello stesso materiale (in condizioni di  parità di l. vibrante ed intonazione), secondo la formula delle corde,  manifestano anche la medesima tensione di lavoro. Questo è però vero a condizione che il diametro rimanga il medesimo, per entrambe, anche in stato di trazione.

In pratica questo si verifica soltanto se si è in presenza di corde fatte esattamente nella medesima, identica maniera.  In altre parole esse devono manifestare -a parità di Kg- lo stesso cedimento longitudinale e, di conseguenza, la stessa riduzione percentuale di diametro (evidenziato ad esempio dallo stesso numero di forniti giri al pirolo in fase di accordatura).

Un corda tipo Venice, per sua natura, si allunga molto di più di una in alta torsione ordinaria. Di conseguenza, a parità di frequenza di intonazione, il suo diametro si ridurrà percentualmente di più.

Da qui la necessità di utilizzare un calibro di partenza un pò più grosso: sotto tensione, il nuovo assetto di calibro andrà ad eguagliare quindi quello della corda ordinaria .

La tensione di lavoro sarà dunque finalmente eguale.

In pratica il diametro corretto di una Venice si ottiene moltiplicando per il coefficiente 1,07  il calibro di una data corda in alta torsione da rimpiazzare.


E’ vero che la chitarra, nel corso del xix utilizzò corde rivestite su anima di budello?

No:  l’esame della documentazione storica ha sinora ampiamente dimostrato che sia la chitarra a sei corde doppie (Spagna del tardo Settecento-inizi secolo seguente) o a corde semplici  utilizzò esclusivamente bassi rivestiti su anima di seta.

La seta, nei bassi della Chitarra, rimase in uso fino alla comparsa commerciale del multifilamento di nylon vale a dire intorno al 1946-50.


Ho montato una corda tipo venice dello stesso diametro della precedente (che era di tipo ordinario in alta torsione) ma risulta più molle al tatto: perché?

Due corde dello stesso diametro e fatte dello stesso materiale (in condizioni di  parità di l. vibrante ed intonazione), secondo la formula delle corde,  manifestano anche la medesima tensione di lavoro. Questo è però vero a condizione che il diametro rimanga il medesimo, per entrambe, anche in stato di trazione.

In pratica questo si verifica soltanto se si è in presenza di corde fatte esattamente nella medesima, identica maniera.  In altre parole esse devono manifestare -a parità di Kg- lo stesso cedimento longitudinale e, di conseguenza, la stessa riduzione percentuale di diametro (evidenziato ad esempio dallo stesso numero di forniti giri al pirolo in fase di accordatura).

Un corda tipo Venice, per sua natura, si allunga molto di più di una in alta torsione ordinaria. Di conseguenza, a parità di frequenza di intonazione, il suo diametro si ridurrà percentualmente di più.

Da qui la necessità di utilizzare un calibro di partenza un pò più grosso: sotto tensione, il nuovo assetto di calibro andrà ad eguagliare quindi quello della corda ordinaria .

La tensione di lavoro sarà dunque finalmente eguale.

In pratica il diametro corretto di una Venice si ottiene moltiplicando per il coefficiente 1,07  il calibro di una data corda in alta torsione da rimpiazzare.


E’ vero che la chitarra, nel corso del xix utilizzò corde rivestite su anima di budello?

No:  l’esame della documentazione storica ha sinora ampiamente dimostrato che sia la chitarra a sei corde doppie (Spagna del tardo Settecento-inizi secolo seguente) o a corde semplici  utilizzò esclusivamente bassi rivestiti su anima di seta.

La seta, nei bassi della Chitarra, rimase in uso fino alla comparsa commerciale del multifilamento di nylon vale a dire intorno al 1946-50.


E’ vero che la chitarra, nel corso del xix utilizzò montature di corda con tensioni assai leggere rispetto ad oggi?

No, la documentazione sinora reperita (con particolare riferimento ad alcuni metodi di Sor, Carulli ed Aguado) dimostra che la chitarra di allora utilizzava i medesimi calibri medi del violino coevo; si tratta in pratica di tensioni di lavoro paragonabili a quelle delle odierne chitarre classiche.

Unica eccezione le montature per chitarre napoletane dei primi decenni del XIX secolo (Fabbricatore, ad esempio): alcuni documenti dimostrano l’impiego di calibri leggermente più leggeri di quelli del violino.

Il profilo di tensione tra le sei corde fu inoltre decisamente meno scalare di quello attualmente seguito in tutte le montature commerciali sino a rasentare l’eguale tensione propriamente detta.

Si suggerisce  di verificare sempre preventivamente (e con cura) lo stato di incollatura del ponticello qualora si intenda dotare una chitarra originale di una montatura di corde.


Ho montato delle venice in budello come corde gravi per il mio basso di viola da gamba ma sono scontento perchè sono quasi del tutto afone (la sesta soprattutto) : perchè?

Questo è un problema che si riscontra di frequente e non è, in genere, imputabile alle corde.

La causa principale è dovuta al fatto che lo strumento presenta probabilmente una lunghezza vibrante eccessivamente corta  per l’intonazione richiesta e, soprattutto, in relazione al fatto che si vuole una montatura in tutto budello.

Prima della diffusione delle corde rivestite -apparse dopo la metà del XVII secolo- la famiglia delle Viole da gamba presentava  lunghezze vibranti piuttosto notevoli rispetto a quelli oggi tradizionalmente in uso.

Dalle tavole di Marin Mersenne ad esempio si calcola che il Basso di viola in Re possedeva una lunghezza vibrante di circa 85 cm contro i tipici 68-70 cm di un basso di viola attuale. La stessa cosa in proporzione con il Tenore in sol: 55-56 cms attuali contro i 60-62 cm del tardo Cinquecento/ prima metà del Seicento.

Gli strumenti del tempo possedevano una lunghezza vibrante maggiore allo scopo di far lavorare i cantini nei pressi della rottura (Indice di lavoro non inferiore a 220 Hz x mt: vedere questa faq). Solo per mezzo di questo artificio si poteva infatti garantire il minimo diametro di tutte le corde, bassi in testa.

Lunghezza vibrante e diametro sono infatti inversamente proporzionali.

Una  riduzione del diametro di una corda ( a parità di tensione, si intende) comporta sempre un benefico effetto sia  nella qualità del suono prodotto che nella facilità di attacco sotto l’arco. Esattamente quello che serve ai bassi, le corde più critiche per eccellenza.

Viceversa, se la lunghezza vibrante risulta più corta ecco allora che le corde vanno ad  assumere range di diametri superiori andando a peggiorare la resa acustica per l’aumentato coefficiente di smorzamento interno alla corda (indice di ‘inarmonicità’).

Le soluzioni? Essenzialmente tre:

  • Utilizzare  strumenti con lunghezze vibranti tipiche del periodo precedente la comparsa delle corde rivestite; vale a dire 82-85 cm per il Basso; 61 cm circa per il Tenore e circa 41 cm per il Soprano per le proporzioni relative tra gli strumenti (vedere Thomas Mace: Musik’s monument […], the author & John Carr, London 1676). In questo modo una montatura in puro budello suonerà in maniera eccellente e pronta.
  • Se si può (nel senso che l’altezza del ponticello lo permette) spostare il ponte verso la base delle ‘C’: così facendo si incrementa la lunghezza vibrante a beneficio della resa acustica globale; ricordarsi di calcolare i diametri tenendo conto di questa modifica.
  • Impiegare corde basse di tipo ricoperto (questo soltanto nel caso non si possa disporre di uno strumento più idoneo o non si intenda sfruttare l’accorgimento -peraltro storico- di ricollocare il ponte più in basso).


E’ vero che se una corda di budello è stata piegata bruscamente allora è rovinata?

Una corda di budello  che è stata piegata di netto manifesta, nel punto della piega, un tratto biancastro. Questo effetto è dovuto ad una  leggera  perdita di coesione tra le fibre ma non indica affatto che la corda è danneggiata. In altre parole la corda è ancora perfettamente integra.